Una per tutti: la piccola Iman Mahmoud Laila è ormai il simbolo di nove anni di guerra tra neve e bombardamenti, persino di ospedali.
Parliamo della Siria, in preda alla terribile crisi umanitaria da quando è iniziato il conflitto, ma anche al più grande esodo dall’inizio della guerra civile.
Più di 900mila persone nella provincia di Idlib hanno dovuto lasciare le loro case, per i bombardamenti del regime di Bashar al Assad e della Russia sua alleata. Per l’esattezza la provincia nordoccidentale, praticamente quella ancora sotto il controllo dei ribelli.
Dal dicembre 2019 ad oggi, 832mila persone nel nordovest della Siria sono state costrette a sfollare. Più della metà sono bambini costretti a vivere in condizioni disumane. Bambini nati nella guerra, sotto le bombe, ora pure sotto la neve. Come la piccola Iman, appunto, che è morta a 18 mesi tra le braccia del suo papà, che per cercare un ospedale funzionante, ha camminato per cinque ore sotto la neve. Persino Papa Francesco durante un Angelus ha ricordato il dramma della bambina morta assiderata.
Diciotto giorni dopo la sua elezione, il Pontefice nel messaggio Urbi et Orbi ha citato “l’amata Siria” e la popolazione ferita dal conflitto, ma anche “i numerosi profughi, che attendono aiuto e consolazione”.
Siria, martoriata dalle disumane condizioni di vita nei campi, in cui donne e bambini vivono senza vestiti caldi, con temperature sotto lo zero.
L’UNICEF continua con la distribuzione degli aiuti salvavita alle famiglie che hanno bisogno di assistenza. Si tratta, infatti, di kit igienici, abiti caldi per affrontare l’inverno, acqua da bere e supporto psicosociale.
Una strage, una strage di bambini che si consuma ogni giorno. Sono almeno 7 i bambini, morti a causa delle temperature gelide e delle terribili condizioni di vita nei campi profughi a Idlib.
In Siria si continua a morire, in Siria si subiscono violenza e sopraffazioni. In Siria i bambini muoiono, come la piccola Iman.
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