Covid-19, lo scambio della pace guardandosi con un sorriso ed un inchino

Cambia il rito dello scambio della pace dal prossimo 14 febbraio.

A renderlo noto il  Consiglio permanente della Cei, che ha anche sottolineato: “Non appare opportuno nel contesto liturgico sostituire la stretta di mano o l’abbraccio con il toccarsi con i gomiti”.

La pandemia ha modificato le celebrazioni, imponendo limitazioni, per il contenimento del contagio da Covid-19.

Non sarà ripristinata la stretta di mano, od il toccarsi con i gomiti, ma è sufficiente, ma anche molto più significativo, guardarsi negli occhi, augurarsi il dono della pace, con un cenno del capo, un inchino.

Un modo sobrio e significativo, per rispondere all’invito dello scambio della pace.

Scambio della pace, Covid-19

È questo un rito antichissimo, se ne parla già dall’inizio del II secolo e poi con  san Cirillo di Gerusalemme,  nel IV secolo. Un gesto importante, significativo che rappresenta la fraternità, la comunione cristiana, di un dono che viene dal Signore, come spiegato dal testo del Vaticano, “la pace che sgorga dalla Pasqua di Cristo”. 

Papa Francesco
Papa Francesco

Nel periodo del lockdown, durante la Messa delle 7:00 Papa Francesco continuava a dire: “Scambiatevi un segno della pace“, spiegando successivamente che non i si poteva scambiare la pace, ma  lo si poteva fare anche a distanza con un sorriso, uno sguardo  benevolo.  “Un modo di comunicare pace, gioia e amore. E così, pur restando a debita distanza, cercheremo di scambiarci la pace”, come afferma dal Pontefice.

Ai giorni nostri, nel 2014, la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti, con l’approvazione del Papa, aveva  diffuso un documento in cui si invitava alla sobrietà. 

 

 

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