“Roma e i figli del male”, al Mondadori Bookstore di Viterbo il noir di Alessandro Maurizi

Metti un  romanzo avvolgente, in 89 capitoli,  scritto da un Sovrintendente capo della Polizia di Stato e scrittore notevole,  presentato nell’accogliente Mondadori Bookstore di Viterbo e si ottiene un piacevole pomeriggio di fine ottobre.

È “Roma e i figli del male”, edito da Fratelli Frilli Editori (Genova),  ancora una volta, ma non c’è da stupirsi visto il consenso unanime, proposto a Viterbo.

“Roma e i figli del male”, di Alessandro Maurizi

L’ ultimo noir, il terzo in ordine cronologico, scritto da Alessandro Maurizi il poliziotto-scrittore, con all’attivo tra l’altro  20 racconti pubblicati nella storica collana di Mondadori, presentato in tutta Italia, apprezzato “a fuor di lettore”.

“Scrivo,  perché essendo poliziotto,  con il rosa mi sarei trovato in difficoltà, per evadere.  Una passione, dove chi determina il successo è il lettore”. Risponde così Alessandro Maurizi alle domande della coinvolgente Benedetta Lomoni che, guarda caso proviene dall’agenzia di comunicazione Factory 1121.

E proprio la Lomoni  descrive efficacemente “Roma e i figli del male” come “296 pagine che travolgono, in  un modo di scrivere avvolgente. Una narrazione da ‘sbirro’, secca, dove lo scrittore  usa pochi aggettivi,  ma perfetti. Il suo timbro stilistico ti tiene legato”.

Ed in effetti è così: 16 personaggi, più il Commissario Manuel Castigliego, per un’inchiesta dove non ci si perde affatto nelle trame che si intersecano pagina dopo pagina.
Castigliego, il poliziotto italo-spagnolo che si trova ad indagare su Domenico Casiraghi,  uno dei cinque vescovi ausiliari di Roma, sospettato di aver abusato di alcuni bambini, insieme ad un altro Monsignore. Castigliego il commissario con una psicologia ben tratteggiata,  in una Roma che Maurizi descrive piovosa, “perché l’acqua pulisce, lava, purifica”.

Lo scontro tra Bene e Male tra noir, poliziesco e thriller,  dove lo scrittore riesce afficacemente a coinvolgere il lettore, tra esorcismi e pedofilia, descritti delicatamente. “Sono un padre – sostiene infatti Maurizi sollecitato da Benedetta Lomoni – non leggerei mai un libro che ne parla, non ho calcato, ma portato il lettore con delle suggestioni in ultima pagina, per ripensarci, per riflettere. È un romanzo molto recensito, anche un giornale cattolico della Toscana lo ha affrontato”.

Certo, il Vaticano è un argomento scottante… Maurizi lo descrive – come sottolinea la Lomoni – “Un piccolo grande regno di maschi…sussurri e sospetti”. Nel suo noir c’è la ricerca, l’andare nei luoghi e stare insieme ai personaggi, per conoscere l’ambientazione, proprio come il convento al Palatino.

L’autore prosegue: “Sto scrivendo altri due romanzi e mi devo documentare. Le suggestioni vengono da un’ attività investigativa vera. Mi sono basato sul  carteggio di una indagine su  un sacerdote che abusava di una bambina, nonostante fosse un esorcista. Il prete viene  arrestato, ma l’intera comunità del paese lo sostiene. Ho trasformato questa storia, portandola a Roma”.

Esorcismi e pedofilia, il limite tra il Bene ed il Male, dove l’esorcismo è un aspetto che ha suscitato interesse e riflessione in Maurizi, dove la pedofilia – secondo lui – “vede il sacerdote-uomo solo, con un’inibizione sessuale fino a quando la fede lo sostiene, ma dopo…diventa una bomba ad orologeria, iniziando da dove aveva interrotto il suo rapporto con la società. Un problema sociale, in cui inibire la sessualità  su un ragazzino, è grave”.

Gli ospiti al Mondadori Bookstore sono attenti e partecipi, non ci si annoia affatto, anzi. Tutto viene raccontato attraverso un poliziesco dove è importante l’approccio, senza giustificare troppo ed essere imparziale, distaccato raccontando senza essere patetico, ma equilibrato.

Altro elemento è la fotografia. Maurizi ha seguito alcuni corsi, sviluppava foto e, ‘piccola chicca’, la foto di copertina è sua. Persino l’affascinante commissario Manuel Castigliego ama la fotografia, lui che vive solo con un gatto, Salgado, che ha chiamato come il fotografo brasiliano Sebastião Salgado, il fotoreporter umanista.
“Gli piace la fotografia – sostiene il creatore di questo personaggio – perché racconta, è come la scrittura, come le foto di Salgado e mi piaceva l’idea del commissario amante della fotografia”.

“Nel romanzo c’è anche un capitolo dedicato a Viterbo e a Santa Rosa”, incalza la Lomoni e Maurizi si lascia andare ed afferma: “Mia moglie è di Viterbo ed ogni anno a settembre con i colleghi siamo impegnati nel servizio per i Festeggiamenti in onore della Santa e l’ho volentieri inserita nel romanzo”.

Alessandro Maurizi conclude sostenendo che preferisce “distaccarsi dai suoi personaggi”. Firma le copie per le sue lettrici, mentre il Commissario Manuel Castigliego “nel silenzio tra pensieri invadenti”, probabilmente si starà preparando per nuove pagine da scrivere nel verbale di un’inchiesta che,  molto probabilmente, continuerà dal Vaticano.

Galleria fotografica a cura di Mariella Zadro

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