35 coltellate inferte su una giovane mamma. È il 18 aprile 2011 quando Carmela Rea, detta Melania, viene uccisa. L’ennesimo orribile femminicidio.
Aveva 28 anni, era giovane e veramente bella, un sorriso solare e dolce, ed una bambina, Vittoria. Il suo corpo straziato viene ritrovato il 20 aprile, due giorni dopo, nel boschetto delle Casermette di Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo.
Il suo carnefice, si scoprirà successivamente, è il marito, Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’esercito. In questi giorni fu estati dall‘emergenza Covid-19, la sua famiglia ha deciso di donare i soldi dell’associazione a suo nome, per aiutare chi sta fronteggiano questa terribile pandemia.
Morire così, uccisa dal padre della sua bambina, una bambina che all’epoca aveva solo 18 mesi, in una gita tutti insieme.
Ed è proprio lui che denuncia la sua scomparsa, quel tragico 18 aprile. Due giorni dopo, una telefonata anonima segnala la presenza di un corpo nel bosco di Ripe di Civitella del Tronto.
L’ha uccisa lui, straziandola di coltellate. Melania Rea muore dopo una lunga agonia, secondo l’autopsia.
Il marito, freddo e lucido, aveva una relazione con una soldatessa, Ludovica. La moglie ne era venuta a conoscenza. Un copione già visto in molte famiglie, un classico, ma non per questo si deve uccidere la moglie.
Tre mesi dopo, Parolisi viene arrestato e successivamente condannato in via definitiva a 20 anni di galera. Degradato dall’Esercito, sarà recluso nel carcere milanese di Bollate.
Vittoria, l’altra vittima di questa terribile vicenda, viene affidata ai nonni.
Melania Rea, l’ennesima vittima di femminicidio, l’ennesima donna uccisa dall’uomo che un giorno l’aveva sposata, giurandole eterno amore.
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