Francesca Leone: “Non possiamo controllare gli eventi, ma possiamo allenare il nostro atteggiamento verso ciò che ci accade”
Capita a tutti, prima o poi, di sentirsi un po’ come un leone addormentato: pieni di potenzialità, sogni e desideri, ma bloccati dalla paura, dalle abitudini o dalle aspettative degli altri. Francesca Leone ha deciso di raccontare proprio quel momento in cui qualcosa si risveglia dentro di noi e ci spinge a cambiare direzione.
Nel suo libro Quando il leone smette di dormire, l’autrice mette da parte maschere e filtri per condividere un percorso fatto di cadute, ripartenze e conquiste quotidiane. Una storia autentica che parla di fragilità, coraggio e della capacità di reinventarsi quando la vita sembra averci messo all’angolo.
Tra aneddoti personali, riflessioni e tanta voglia di guardare avanti, abbiamo incontrato Francesca Leone per farci raccontare come nasce questo “ruggito” interiore e perché, a volte, la rivoluzione più importante è semplicemente quella che avviene dentro noi stessi.
Parli di “vecchia te” e “nuova te”: cosa ti ha fatto capire che stava nascendo una versione diversa di te stessa?
La “nuova me” non è una persona perfetta, né una persona completamente diversa da quella di prima: credo sia una Francesca più consapevole, più matura e più in linea con i propri desideri reali.
È una Francesca che prova a portare avanti i suoi progetti con una mentalità diversa, nata anche dalle esperienze passate. Oggi cerco di non colpevolizzarmi più per gli errori fatti, di essere meno “perfettina” e di accettare che sbagliare faccia parte del percorso. E sono consapevole che sbaglierò ancora!
Ho compreso che stava finalmente nascendo una versione diversa di me quando, in alcune situazioni, ho iniziato a percepire due modi di pensare: quello vecchio, legato a paure, aspettative e schemi che non sentivo più miei e quello nuovo, che invece mi dava energia.
La vecchia me spesso sceglieva ciò che sembrava più giusto anche agli occhi degli altri, ma che dentro non mi rendeva davvero felice. La nuova me, invece, ha iniziato a chiedersi: “Questa scelta mi rappresenta? Mi avvicina alla persona che voglio essere, anche per il bene delle persone che amo?”.
Credo che la trasformazione sia iniziata proprio nel momento in cui ho cominciato a riconoscere la differenza tra ciò che mi spegneva e ciò che, invece, mi faceva sentire viva.

Steve Jobs – lo ricordi nelle tue pagine – diceva che non puoi unire i puntini guardando avanti, puoi unirli solo guardando indietro.
Guardando indietro, appunto, c’è un evento passato che sul momento hai vissuto come un dramma, ma che oggi riconosci come un “puntino” fondamentale per essere la donna che sei?
Se penso a un “puntino” fondamentale della mia vita, la prima cosa che mi viene in mente è la bocciatura all’esame di maturità. Sul momento l’ho vissuta come un vero dramma. Quell’anno, tra l’altro, fu bocciato anche mio fratello e per i miei genitori non fu un periodo semplice, perché stavano già affrontando altre difficoltà. Mi sembrava che tutto stesse andando nella direzione sbagliata.
Ricordo che ero arrabbiata, delusa, mi vergognavo ed ero convinta di non voler più studiare. Riconoscevo di aver commesso degli errori, ma non riuscivo ad accettarne le conseguenze. Mi sembrava un fallimento destinato a segnare il mio futuro.
Solo con il tempo ho capito che quella bocciatura è stata uno dei “puntini” più importanti della mia vita. I miei genitori hanno creduto in me quando io faticavo a farlo. Mi hanno dato la possibilità di riprendere gli studi in un contesto diverso, con docenti e persone che mi hanno fatto riscoprire il vero valore dello studio.
È proprio in quel periodo che ho compreso che un voto ha certamente un’importanza, perché misura un passaggio, un risultato e un impegno, ma non può definire il valore reale di una persona.
Lo studio non dovrebbe essere solo il mezzo per ottenere un numero o superare un esame, ma uno strumento per crescere, formarsi e costruire qualcosa di più solido dentro di sé.
Il tempo mi ha portata alla consapevolezza di quanto sia importante anche la persona che sei nella vita di tutti i giorni: il modo in cui affronti le difficoltà e scegli di trasformare ciò che hai vissuto in qualcosa di utile, bello o significativo per gli altri. E a questo nessuno assegna un voto.
Ancora oggi sono profondamente grata ai miei genitori per aver insistito affinché non mi arrendessi.
È un episodio che porto spesso come esempio quando parlo con qualcuno che sta attraversando un momento difficile. Cerco sempre di dire: “dai tempo al tempo”. Perché molto spesso gli eventi che nel presente ci sembrano solo un ostacolo o un’ingiustizia acquistano un significato completamente diverso quando li guardiamo con il senno di poi.
È anche una delle lezioni che sto cercando di applicare ogni giorno nella mia vita: non trasformare ogni difficoltà in un dramma. Non è semplice, perché alcune situazioni fanno inevitabilmente soffrire, ma ho imparato che non possiamo controllare gli eventi, ma possiamo allenare il nostro atteggiamento verso ciò che ci accade. E, molte volte, è proprio quell’atteggiamento a fare la differenza.
Nel libro dici che il fallimento fa parte del successo: qual è stato il fallimento che ti ha insegnato di più?
Se posso definirlo un fallimento, direi che è stato il percorso con la mia cavalla Andromeda.
Quando aveva cinque anni, avevo costruito nella mia testa un programma di gare e concorsi molto ambizioso. Volevo arrivare a saltare determinate categorie, fare tappe importanti del circuito dei cavalli giovani e soprattutto pensavo di potercela fare praticamente da sola: io, lei e quello che all’epoca era il mio ragazzo.
La realtà mi ha fermata abbastanza in fretta. Ho preso, come si dice in gergo, un bel po’ di barriere sui denti. E per me è stato un fallimento. Un fallimento che, a tratti, brucia ancora, perché riguardava un sogno, un progetto e anche una parte molto profonda di me.
Con il tempo, però, ho capito che quell’esperienza mi ha insegnato moltissimo. Mi ha fatto comprendere che non possiamo pensare di fare tutto da soli. Possiamo avere passione, determinazione, esperienza, ma questo non significa che non abbiamo bisogno di supporto, confronto e persone più competenti di noi in determinati momenti del percorso.
Per anni ho quasi cercato di nascondere quella parte, come se non parlarne la rendesse meno reale. In realtà credo che il vero passaggio sia stato proprio ammettere a me stessa che avevo avuto un’idea più grande delle mie capacità di quel momento. Non perché non valessi abbastanza, ma perché non avevo ancora tutti gli strumenti per affrontarla nel modo giusto.
Andromeda mi ha insegnato che non si smette mai di imparare. E che chiedere aiuto, farsi guidare e confrontarsi non toglie valore a un sogno: al contrario, spesso è proprio ciò che permette a quel sogno di crescere su basi più solide.
Hai parlato del potere delle parole e del condizionamento invisibile: qual è stata la frase limitante che hai dovuto disimparare?
Una delle frasi che, inconsapevolmente, mi ha limitata di più è stata: “Non dimostrare quello che hai.”
Sono convinta che mio padre me l’abbia trasmessa con le migliori intenzioni, come un invito all’umiltà. Ma io, crescendo, l’ho interpretata in un modo diverso: è come se avessi interiorizzato l’idea di dover sempre rimanere un passo indietro, di non far vedere troppo ciò che ero capace di fare e di non espormi.
Per molto tempo ho vissuto con la convinzione che fosse meglio fare, aiutare e impegnarsi in silenzio, quasi senza lasciare che gli altri se ne accorgessero. E ancora oggi a volte mi succede: quando porto avanti un progetto importante o raggiungo un risultato, una parte di me mi dice: “Fermati, perché altrimenti è ‘troppo’, gli altri potrebbero notarlo.”
È come se quella voce cercasse ancora di tarparmi le ali.
La differenza è che oggi la riconosco: so da dove arriva e so che non rappresenta ciò che penso davvero. Sto imparando che c’è una grande differenza tra mettersi in mostra e condividere con autenticità ciò che si è e ciò che si costruisce.
Credo che valorizzare il proprio lavoro, raccontare i propri progetti e dare spazio ai propri risultati non significhi essere arroganti: significa permettere alle persone di conoscere ciò che puoi offrire e, magari, di trarne beneficio.
È un percorso su cui sto ancora lavorando, ma oggi, quando quella voce torna a farsi sentire, cerco di ricordarmi che non devo nascondermi per essere una persona umile.
Cosa ti ha dato, alla fine, questo libro?
Se dovessi riassumerlo in una parola, direi trasparenza.
Questo libro mi ha offerto la possibilità di raccontare una parte di me che non mostro spesso e che, soprattutto, non credo di aver mai raccontato in tutti i suoi dettagli. Non perché non avessi una cara amica con cui confidarmi o volessi fingere di essere qualcun altro, ma perché alcune esperienze, alcune fragilità e alcuni pensieri mi erano semplicemente difficili da condividere.
Dopo aver letto il libro, le persone a me più vicine mi hanno rivelato che avevano sempre avuto la sensazione che dietro la Francesca che conoscevano ci fosse qualcosa di più profondo, qualcosa che intuivano, ma che non riuscivano a spiegarsi. Leggere la mia storia ha dato significato proprio a quella percezione.
Questo è stato uno dei regali più belli. Oggi, quando parlo con chi ha letto il libro, sento di non dover più nascondere quella parte di me.
Non significa che abbiano conosciuto tutto di Francesca: c’è ancora molto da vivere, da imparare e da raccontare… Ma “Quando il leone smette di dormire” ha sicuramente aperto una porta.
Hai lasciato il tuo precedente lavoro per il Pet Sitting. Di che progetto si tratta e che differenza hai notato tra lavorare solo per sopravvivere e lavorare per realizzare una missione?
Happy & Fed nasce nel 2022, quando ho iniziato a trasformare una passione in una professione. All’inizio era un secondo lavoro che portavo avanti insieme alla mia attività principale di ottico optometrista. Oggi è diventato anche un brand registrato.
Non posso dire che l’ottica fosse semplicemente un lavoro per sopravvivere: è stata una parte importante della mia vita e per molti anni l’ho vissuta con impegno e responsabilità, ma forse con una consapevolezza diversa da quella che ho oggi.
Ho avuto proprio la sensazione che, a volte, arrivi un momento in cui la vita ci mette davanti a una possibilità di cambiamento. Cerchiamo sempre un perché preciso, perché pensiamo che i perché ci diano stabilità e sicurezza. Ma non sempre esiste una spiegazione precisa e immediata. In alcune occasioni stiamo semplicemente crescendo, maturando, diventando più consapevoli di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che desideriamo e anche di ciò che possiamo offrire.
Happy & Fed è stata proprio un’opportunità che ho iniziato a vivere passo dopo passo e vivendola ho compreso che non era solo una passione.
A farmi capire che potevo offrire qualcosa di concreto, qualcosa di più, è stata la risposta dei clienti: la fiducia che mi affidavano e la serenità che riuscivo a trasmettere quando si allontanavano da casa lasciando i loro animali, soprattutto i gatti, alle mie cure.
Per più di tre anni ho portato avanti entrambe le strade, fino a quando è arrivato il momento di scegliere. E scegliere Happy & Fed ha significato comunque ricominciare quasi da zero, ma non alla cieca: con l’esperienza del passato, con una maturità diversa e con la consapevolezza che quel progetto mi somigliava sempre di più.
Oltre al cat sitting a domicilio oggi sto costruendo le basi per qualcosa di più ampio: una futura struttura di accoglienza felina, un progetto digitale e un percorso di formazione per certificarmi come consulente della relazione felina (CRF).
Lavorare per una missione credo significhi mettere ciò che conosco, ciò che studio e ciò che sono al servizio del benessere dei gatti e delle persone che li amano. Significa condividere conoscenza, passione ed empatia, con l’obiettivo di farli stare meglio e di rendere più sereno il loro rapporto.
Prima di salutarci, programmi per l’estate e settembre?
L’estate è iniziata con tanti impegni: da una parte ci sono i clienti del servizio di cat sitting a domicilio, dall’altra c’è tutto il lavoro che si vede meno, ma che è fondamentale per far crescere Happy & Fed.
A settembre, inoltre, prenderà il via anche una nuova rubrica dedicata al mondo dei gatti. Per il momento preferisco non svelare troppo, ma è un progetto a cui tengo molto e che spero possa offrire contenuti utili a chi vive ogni giorno con loro.
Mi auguro di avere il tempo, le energie e la possibilità di portare avanti tutto questo con la stessa passione con cui è nato.