“Rompere il Silenzio | Storia di Potere’ non è nato semplicemente dall’idea di scrivere una storia distopica. È nato da una necessità personale, profonda, quasi dolorosa. Dalla sensazione crescente di vivere in un mondo che, lentamente, stava smarrendo la propria anima” .
Queste le parole dell’autrice Federica Giorgia Giovanna Macciotta, che si è affacciata sul panorama editoriale italiano con un romanzo ambientato in un futuro dominato da sistemi di controllo, manipolazione e dipendenza tecnologica.
Federica, ci porti nell’anno 2126, quando le lenti neurali controllano ogni aspetto della vita… con questo salto temporale i lettori e le lettrici si trovano catapultati in quale scenario?
Non apocalittico, non riesco a vederci così persi e smarriti uno contro l’altro! È un mondo sicuramente molto tecnologico che gode delle nuove scoperte scientifiche che mi immagino possano realmente avvenire nei prossimi cento anni.
Da una parte c’è A‑Tech City, una metropoli avanzatissima ed elegante, con aria pulita, edifici sospesi, giardini verticali e tecnologie discrete ma onnipresenti, è una città apparentemente perfetta, dove tutto è efficiente.
Dall’altra parte c’è Zafira, che rappresenta il volto più oscuro del progresso: una città quasi “sensuale”, notturna e pericolosa, fatta principalmente di palazzi giganti di vetro scuro, riflessi dorati, luoghi esclusivi e lussuosissimi, proprio perché la sua ricchezza nasconde una profonda corruzione morale, perché in questo futuro la coscienza umana può essere trasformata in merce.
Accanto alle grandi metropoli però faccio emergere alcuni luoghi antichi, preservati dalla trasformazione tecnologica, il capitolo dedicato all’arte vuole esser proprio questo: un ponte nostalgico verso il passato ma con radici ben salde nell’iper tecnologia.
Il mio 2126 non è quindi soltanto tech, è un mondo visivamente meraviglioso, sensoriale e cinematografico, in cui la perfezione cela il controllo, la ricchezza la corruzione e l’antico custodisce l’identità dell’essere umano.
Le lenti neurali rappresentano una forma estrema di controllo. Credi che stiamo già delegando troppo della nostra libertà agli strumenti digitali?
Sì, ma il tema di fondo è un altro. A mio avviso dobbiamo metterci l’anima in pace che tutti questi sistemi si integrino perfettamente con le nostre vite senza dover demonizzare il processo, dobbiamo solamente non abusarne e imparare come sviluppare a nostro favore le nostre menti grazie a tutti questi strumenti digitali. Io non credo affatto che stiano sbagliando le aziende che utilizzano IA, workflow super efficienti, robotica, nano tecnologie e tutto questo infinito e maraviglioso mondo di massima espressione dell’intelletto umano, perché il tema è proprio questo: è il genio dell’uomo che ci ha portati a nuove scoperte e che, per sempre (per fortuna) fin che esisteremo, nascerà sempre quell’uomo che farà la differenza nel traghettarci verso una nuova era. Quindi, cari lettori, delegate ed imparate il vero scopo di questi strumenti digitali perché siamo tutti in balìa del progresso e perché sono una benedizione che ci porterà lontano.
Jamie è il volto dell’ambizione e del desiderio di controllo. Che ruolo ha l’ego nella vita di molti?
L’ego allontana le menti dai valori e dall’etica, sostituendoli con un desiderio sempre più incalzante di potere, quando diventa predominante, non permette più di distinguere ciò che è giusto da ciò che alimenta soltanto l’ambizione personale. Jamie rappresenta proprio questo confine superato: il momento in cui l’affermazione di sé diventa ossessione e gli altri smettono di essere persone, trasformandosi in strumenti da utilizzare. Purtroppo questo è un tema attualissimo nelle relazioni di oggi.
Cosa può salvarci da queste dinamiche interiori e di relazione?
Brutalmente? Una sana educazione all’amore. Mi è capitato di recente di vedere il meraviglioso lavoro di un’amica con suo figlio che voglio riassumere con una bellissima immagine: lui che pettina la cuginetta mentre sono sul divano a guardare la tv circondati da giochi. Questo bimbo un domani quanta delicatezza potrà portare con sé? A voi tutte le restanti riflessioni.
Quanto c’è di autobiografico nelle emozioni che attraversano i protagonisti?
C’è tutto il mio mondo, forse non per intero ma sicuramente in gran parte. È stato fondamentale per poter dare un’energia forte e reale ad ogni personaggio. Voglio farvi riflettere su un personaggio che incarna il sacrificio: Teo, colui che dona il suo genio oltre ogni confine, addirittura oltre ad un amore che non ha mai potuto vivere. È il personaggio che meglio rappresenta la giustizia, perché sceglie di non tradire la propria natura, senza lasciarsi incattivire dal dolore né cedere alla vendetta, all’arroganza o alla comodità. Continua ad agire per il bene anche quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte, ma in un mondo come quello che racconto sarà proprio lui, purtroppo, a pagarne il prezzo più alto. In questo personaggio ho nascosto una ferita enorme che porterò per sempre nel mio cuore, ma questa non è la sede per la mia vita privata.
In chiusura, pensi che la narrativa possa ancora scuotere le coscienze in un’epoca dominata dalla velocità dell’informazione?
Certamente sì, ed è proprio il motivo che mi ha spinta a scrivere questo romanzo. Spero che chiunque lo legga possa ritrovarsi in questo bisogno di giustizia e fermarsi, anche solo per un istante, a riflettere sul valore delle proprie scelte. In un’epoca dominata dalla velocità, la narrativa conserva il potere di creare uno spazio interiore nel quale riconoscersi, interrogarsi e, forse, cambiare.
