Un romanzo tra adolescenza, ironia e colpi di scena: Niky Marcelli, autore de “Le Ragazze sono in giro” (Officine Pindariche) ha dato alle stampe un travolgente teen dramedy. Caravaggio, motori e satira sociale: c’è una mescolanza di ingredienti decisamente gustosi, in questo romanzo, sicuramente destinato a far parlare a lungo il lettore.
Il pubblico si stupirà di un Niky Marcelli eclettico, che ha deciso di spiazzare i suoi lettori, abbandonando le solite nebbie veneziane e la riviera cesenaticense per catapultare il lettore in un piccolo borgo medievale lungo la via Cassia, direzione Viterbo.
In questo romanzo la farsa e il dramma si rincorrono senza sosta. Il titolo strizza l’occhio a un celebre brano di Luciano Ligabue, colonna sonora ideale per le vite di cinque sedicenni nei primi anni Duemila. Al centro della storia c’è Alessandra Bevilacqua, detta “Salamandra” per la sua innata capacità di passare le giornate a rosolarsi al sole a bordo piscina. Intorno a lei ruota una cerchia di amiche inseparabili e decisamente fuori dagli schemi, un padre scrittore in piena crisi creativa (e appassionato di auto d’epoca), due zie improbabili, una nonna ex attrice decisamente sopra le righe… Insomma, un esilarante vaudeville di equivoci e colpi di scena, con personaggi indimenticabili, fino a quando la realtà non deciderà di presentare un conto decisamente salato.
Con questo nuovo lavoro, Marcelli si confronta con una storia di formazione dai toni ironici, senza rinunciare alla sua capacità di intrecciare intrattenimento e osservazione della società. Un romanzo che promette di coinvolgere lettori di diverse generazioni, invitandoli a riscoprire il valore dell’amicizia, della memoria e di quelle esperienze che segnano il passaggio all’età adulta. Incontriamo l’Autore per qualche domanda tra le tante possibili sull’incredibile microcosmo del paese di cui il libro parla.
Don Falcuccio vs. Sindaco Chiodetti: le scaramucce tra il parroco e il sindaco ricordano molto da vicino le dinamiche tra Don Camillo e Peppone. Quanto la provincia italiana è rimasta immutata nel tempo?
Finché l’ho frequentata (a Campagnano di Roma ho vissuto per quasi dieci anni e ho ancora una casa) le dinamiche erano più o meno sempre le stesse. E comunque, confesso che anche Giovannino Guareschi è nel novero dei miei maître à pensér.
Il personaggio di Clelia Tarocci e del suo programma “Italia Vera” è una feroce satira alla “tv del dolore” e dell’infotainment sensazionalistico. Qual è il suo giudizio sul giornalismo televisivo contemporaneo?
Quando ero bambino volevo diventare giornalista, come mio padre. Quando lo sono diventato, negli anni Novanta del secolo scorso, essere giornalista era ancora qualcosa che si poteva dire con una punta di orgoglio. Adesso, personalmente, per come si è ridotta questa categoria, provo un certo imbarazzo. Preferisco definirmi uno scrittore. Per fortuna, con una quindicina di titoli all’attivo, posso farlo senza che nessuno mi spernacchi quando lo dico.
Le ragazze e Rinaldo, altro gustoso protagonista della storia, terrorizzano il sindaco omofobo fingendo di voler organizzare un Gay Pride in paese, finendo per innescare un cortocircuito mediatico. La comicità è l’arma migliore contro il bigottismo?
La comicità e l’ironia sono sempre le armi migliori contro tutto! Ricordate? “Sarà una risata che vi seppellirà!”