Suffragio femminile, il 30 gennaio 1945 le donne acquisiscono il diritto in Italia

Una conquista, seppur parziale.

Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione”.

Si esprime  così Papa Pio XII, manifestando il consenso al suffragio femminile in Italia

Già, perché le donne acquisiscono il diritto a votare il 30 gennaio 1945. Proprio in quel giorno il Consiglio dei ministri delibera la “concessione” del diritto di elettorato attivo e passivo, che successivamente avrebbe  portato al Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio dello stesso anno.

Tutto porta la firma di Umberto di Savoia.

In pratica, si estende il diritto di voto alle donne, ma le minori di 21 anni e le prostitute sono escluse.

Sono due uomini che spingono per questa svolta epocale: Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana) e Palmiro Togliatti ( Partito Comunista).

Una conquista epocale, una battaglia vinta nella lotta alla parità dei sessi. Visti i tempi, era inevitabile, perché già in Nuova Zelanda nel 1839 e poi Australia, Paesi scandinavi, Russia, Gran Bretagna Germania e Stati Uniti nel 1920 potevano votare le donne.

È nel giugno del 1946 che In Italia ci sono le  prime elezioni politiche in Italia. Parliamo del  referendum istituzionale monarchia-repubblica (era il 2 giugno).

A dire il vero , qualche mese prima alcune donne si recano alle urne in occasione delle amministrative comunali. In quell’occasione vengono elette due donne sindaco: Ada Natali (a Massa Fermana, Fermo) e Ninetta Bartoli (a Borutta, Sassari). https://www.infiniterealta.it/ninetta-bartoli-la-prima-donna-sindaco-in-sardegna/

75 anni fa, una conquista per l’universo femminile, seppur parziale.

 

Foto tratta dal web

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