Entrando nella Basilica Santuario di Santa Rosa, proprio davanti alla gradinata che porta l’urna della Santa su un piedistallo possiamo vedere ed ammirare una statua di marmo bianco.

Si tratta dell’ opera dello scultore Francesco Messina, uno dei più grandi e famosi artisti contemporanei.
A questa statua è legata una storia particolare. Francesco Messina lo scultore, grazie al suo caro amico l’ingegner Ferruccio della Montecatini Marmi, era riuscito ad entrare nella cava Crestola a Carrara. È la grotta proprio dalla quale il grande Michelangelo aveva estratto il marmo per il monumento di Giulio II. Non è una cava come le altre, perché vi si estrae un marmo bianchissimo, quasi trasparente come l’alabastro. Da tempo giravano le voci che Messina si fosse convertito scolpendo l’immagine di Santa Rosa. Sembra che lo scultore, comunque cattolico e con amicizie con personaggi come il cardinal Schuster arcivescovo di Milano, avesse acambiato radicalmente la sua vita, dopo l’esecuzione di questa statua. La conferma viene proprio da una pagina che riguarda la storia della statua della patrona di Viterbo, conservata nell’archivio del monastero.

Francesco Messina era giunto a Viterbo con la macchina da Milano: un’unica tappa, Milano-Viterbo. L’incontro con “la sacra spoglia” – come la definisce lo scultore nella sua autobiografia – è stato sconvolgente. Subito immagina nella sua mente, la giovane rosa raffigurata nel bianco marmo. Una folgorazione.
Torna a Milano, trova una piccola modella nella figlia di un amico, ed inizia a modellare il bozzetto. Successivamente si reca a Carrara e tra tanti blocchi di marmo, ne trova uno color avorio, estratto da una falda cristallina.

Terminata l’opera, decide di donarla al Santuario, ma non è facile. Trova resistenza. Lo scultore, parliamo del 1939, all’epoca non era sposato, ma conviveva con Bianca. Si rivolge al suo amico, il cardinale Schuster.
Gli racconta della sua particolare esperienza davanti all’urna di Santa Rosa, del desiderio di donare la sua opera. Così il cardinale, contatta l’allora vescovo di Viterbo, Monsignor Emidio Trenta, che accetta di incontrare lo scultore. Alla fine si attua la presa in opera.
Il cardinal Schuster chiede a Messina cosa può fare per ricompensarlo del gesto e lo scultore manifesta il desiderio di ritrarlo. Il cardinale a malincuore accetta e durante la posa gli domanda se si è mai confessato. Messina replica di non averne mai sentito la necessità. L’arcivescovo gli profetizza che lo avrebbe fatto presto. Francesco Messina, poco dopo, si confessa come predetto da Schuster, per prepararsi al matrimonio con Bianca, la sua convivente.
Un miracolo ottenuto per intercessione di Santa Rosa, un matrimonio cristiano per lo scultore che ha realizzato la sua bellissima statua di marmo bianco.
