Santa Rita, a Viterbo il tradizionale appuntamento di fede e devozione

Rinnovato a Viterbo il tradizionale appuntamento con la festa di Santa Rita, martedì 22 maggio.

Moglie, madre, monaca, una delle sante più venerate in Italia e nel mondo cattolico. Chiamata la “Santa degli Impossibili”, perché dopo la morte, è venerata come protettrice dalla peste, per il fatto di essersi dedicata con amore alla cura degli appestati senza mai contrarre la malattia.

La Chiesa della Trinità, a Viterbo, ha accolto i numerosi devoti e pellegrini che, come ogni anno, si recano a rendere omaggio alla loro venerata protettrice.

Messe celebrate ad ogni ora, addirittura fuori programma, per il notevole afflusso di persone. Suggestivo il rito della benedizione delle rose dopo la Messa e delle macchine, nel piazzale antistante il sagrato della chiesa.

Un appuntamento molto sentito che conferma il particolare rapporto con questa amata figura, ma anche con la comunità religiosa dei Padri Agostiniani. Beatificata da Papa Urbano VII nel 1627, canonizzata da Leone XIII, il 20 maggio del 1900, nel 2000 entrata a far parte del calendario universale dei santi della Chiesa Cattolica. Una donna con una vita infelice sin dall’infanzia, costretta a sposarsi con Ferdinando Mancini, un uomo violento, impostole dal padre, dal quale ha avuto due figli.
Rita, probabilmente diminutivo di Margherita, sopporta i maltrattamenti del marito, senza mai lamentarsi.

Riesce a cambiarlo, a renderlo più docile. Nel frattempo nascono due figli gemelli. L’uomo, però, muore in un agguato.

I suoi figli perdono la vita probabilmente per la peste, prima di vendicare la morte del padre, come è in uso all’epoca. Rita rimane sola e finalmente può consacrarsi totalmente al Signore ed entra, finalmente, nel monastero delle monache agostiniane di Santa Maria Maddalena, a Cascia.

Eppure Rita “Vive ogni situazione senza mai disperarsi, avendo fiducia in Dio, come sottolinea Padre Giuseppe nell’omelia – vede l’azione di Dio che consuma e pota, per portare più frutti. In ogni cosa vede l’aiuto del Padre, che pota per crescere nell’amore, per il vero bene: la Vita Eterna”.

Potremmo quindi chiederci: “Vivo amando, soprattutto che ci fa del male? Leggo la mia storia, come un disegno di Dio?”.

Del resto i Santi ci sono dati, perché possiamo imparare, sono Vangelo vissuto nella quotidianità della loro esistenza terrena, in quanto hanno imitato Gesù, vivendo la Parola.

Come ha evidenziato Padre Luciano Vaccari nella successiva celebrazione eucaristica, dobbiamo scoprire perché Dio ci vuole Santi. Diventare come Lui, perché è Santo.

Per Padre Luciano la “Santità di Dio è amore, generosità, alturismo, amicizia. Noi che siamo preziosi ai suoi occhi, dobbiamo svegliarci nella nostra vocazione, come Santa Rita. Il metro di misura è Lui, non noi”.

Viene spontaneo domandarci, se effettivamente siamo capaci di rispondere, come Santa Rita.

“Conta il ravvedimento, dare tutto se stesso per il Padre che ci ha fatti uomini come Lui. Santa Rita lo ha capito ha tenuto conto della Parola di Dio, del merito di Dio, mettendo in gioco se stessa”.

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