Per riflettere prima della Messa: XV Domenica Per Annum, 12 luglio 2026 – Anno A

"A loro non è dato" Mt 13,1-23

Per riflettere prima della messa padre Ubaldo terrinoni infinite realtà.it laura ciulliGli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa […] Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Il lungo brano del Vangelo di Matteo di questa domenica, costituisce il terzo discorso di Gesù ed è compreso nel capitolo 13 che è interamente dedicato alle parabole. Al termine del racconto della parabola del seminatore “gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”. Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono e pur udendo non odono e non comprendono Ma beati i vostri occhi perché vedono E i vostri orecchi perché odono” (cfr. Mt 13,10-11.13.16).

Chi sono dunque “quelli ai quali non è dato di vedere e di udire”? – Certamente non sono i Dodici, perché vengono esplicitamente designati come quelli che hanno la grazia di udire e di vedere; non è neppure la folla, perché questa non risulta mai ostile a Gesù, anzi lo cerca, gli va dietro, lo ascolta molto volentieri, lo vuole toccare e desidera parlare con Lui per chiedere interventi prodigiosi…!

“Quelli ai quali non è dato…” sono coloro che non intendono penetrare nel mistero del regno e non intendono lasciarsi coinvolgere dai messaggi di Gesù; scelgono di restare al margine della verità per essere liberi di decidere in modo autonomo e per non essere scomodati e costretti a cambiare e a rivedere tutta la propria vita; preferiscono lasciarsi guidare dalla logica umana e restare prigionieri della ragione. Così avviene che questi stanno pure a guardare, ma senza discernere nulla; ascoltano, ma non riescono a inquadrare nella giusta ottica il messaggio che ascoltano.

Il motivo di fondo sta nel fatto che spesso la parola scomoda, inquieta, interpella, rimprovera, abbaglia, è esigente oltre ogni misura, chiede troppo, sconvolge schemi e progetti personali, rimette sulla strada anche a tarda età; è imprevedibile, incoraggia, dà forza, sostiene e fa delle sorprese.

E non sempre si è disposti questa rivoluzione copernicana. Il messaggio biblico inoltre esige un ascolto attento e devoto, che include tutta la gamma dell’ascolto: va dalla percezione acustica, alla ricezione del messaggio, fino alla docile sottomissione e alla esecuzione del medesimo. Si richiede la partecipazione di tutta la persona, con la totale capacità uditiva e con la piena intensità dell’anima.

Ascoltare, perché la parola ti chiama per nome, ripete il tuo nome, ti sta di fronte, ti interpella, si rivolge a te, ora, qui; ascoltare, perché è irripetibile, non torna più a parlarti come questa volta; il messaggio della parola è sempre unico, non torna mai due o più volte allo stesso modo. La sua è una voce senza rumore di parole, ma è irresistibile; ha una forza divina. È la presenza viva di qualcuno che ti chiama, dal quale non puoi fuggire perché ti insegue e ti raggiunge dovunque e non ti abbandona mai. Non è consentito l’ascolto a colui che pone condizioni e paletti alla Parola. Ebbene, proprio a questi non è dato…

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