Pentimento… E qui si galleggia nel limbo della sofferenza, vestiti da un sudario eterno, perchè non esiste sentimento più falso del pentimento, dove la stessa parola esce dalle labbra molto facilmente come il perdono, ma inconfutabilmente non lo si sente nel cuore.
Il pentimento è e sarà uno stato d’animo molto ambiguo, usato per giustificare noi stessi e vanificare lo stesso desiderio di esserlo veramente, pentiti.
Pentirsi, è solo voler perdonare noi stessi, ma prima di questo passo bisognerebbe saper perdonare noi stessi dai nostri errori, anche i più futili. Dalle nostre ire, le nostre falsità, la nostra incompatibilità col mondo che ci circonda, senza fare uno minimo sforzo per capire il perché.
Dovremmo mutarci in perle di rosario e scorrere instancabilmente fra le dita del peccato, contare lacrime di sale in notti insonni.
Dovremmo urlare come lupi alla luna, e cercare quella nube che oscura la flebile luce di Selene, assaporando allo stremo del pentimento quella spossatezza che riporterebbe la serenità e la voglia di condividere i nostri errori anche di presunzione occulta.
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