Un patto tra il comune, il popolo di Viterbo e Maria Santissima Liberatrice che si rinnova ogni anno: è la solenne processione della macchina lignea risalente al Seicento,con l’effige della Madonna venerata sotto questo titolo.
Un rito che suggella il voto con la Protettrice del capoluogo della Tuscia, uno dei più antichi e molto partecipati della città.
Stando alla tradizione, si tratta di una devozione che risale al 1320, proprio quando la Madonna invocata dai viterbesi con il titolo di Liberatrice, appare nelle fattezze dell’immagine che si trovava custodita nella chiesetta degli eremiti agostiniani, liberando la città da continui terremoti e da cenere e gas usciti dal Bullicame, che avrebbero oscurato il cielo.
Era il mese di maggio, la popolazione si raccolse in preghiera nella Chiesa della Ss.ma Trinità ed a memoria di questo miracolo venne fatto voto di una processione, che si rinnova ogni anno.
Nella chiesa della Trinità fondata dai Padri Eremitani Agostiniani nel 1258, si conserva la preziosa immagine della Vergine con il Bambino in trono, attribuita ai pittori Gregorio e Donato d’Arezzo, dipinto proprio dopo il prodigioso miracolo. Lo scorso 19 aprile, nel Complesso della Trinità, l’affresco staccato raffigurante la Madonna Liberatrice, è ritornato in chiesa, dopo un restauro, ad opera della restauratrice Alessia Felici. Un restauro molto delicato, a causa dei danni stratificati nel tempo.
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