“Il lago nel cielo”, di Loredana Lanza

Guardava quel cielo azzurro intenso, impenetrabile ed infinito nella sua schiettezza, seduta sull’unica roccia della spiaggia, chissà da quanto stava lì, ad aspettare i suoi sogni.

Stava ore a fantasticare, immaginando oltre quella coltre un mondo parallelo. Come tutti i giorni la voce familiare la svegliò..

-Doraaa…vieni a pranzo…aspettiamo solo te..–

Sbuffando, si avviò verso casa, promettendo al suo amico impenetrabile lassù: –ci rivediamo stasera…aspettami…–

Passò il resto della giornata fra libri, poesie e racconti che amava tanto, desiderosa di ritornare alla sua roccia e continuare il suo discorso lassù.

Finalmente tutti si addormentano. S’infilò gli abiti velocemente e come un gatto, furtivamente scivolò dalla finestra bassa. Corri…corri Dora, il sogno ti aspetta.

ECCOLA, seduta col nasino ritto nell’aria, occhi sgranati come a cercare qualcosa, tutte le stelle brillavano nei suoi occhi, la luna la salutò con un bellissimo sorriso.

Lei commossa come tutte le notti pianse, non sapeva il perché, non aveva alcun motivo, piangeva, lacrime calde sfioravano delicatamente le sue guance, senza disturbare, il suo cuore non soffriva: era leggero, volteggiava come una piuma, i suoi pensieri eran libellule che uscendo le ronzavano attorno, avvolgendola in un alone incantato.

In quel momento un soffio leggero di vento la sollevò, la portò dolcemente in quel cielo buio ma chiaro nei suoi occhi, poteva distinguere benissimo tutte le sfumature.

Incontrò l’arcobaleno di tutti i colori, accarezzò tante stelle, le più belle che mai avesse visto, la sua amica luna, la coccolò nelle sue braccia, dondolandola con una dolce ninna nanna, si scostavano pianeti e meteoriti al suo passaggi.

Le sue vesti di tulle rosa brillavano riflesse di fulgida luce, nessun corpo celeste giustificava la sua presenza, ma la rispettava con tanto d’inchini e plausi.

Passarono ore, il sole stava facendo capolino, lei quasi stanca si stropicciava gli occhi, voleva sognare ancora…

–portami luna nel posto più bello, prima del mio ritorno a casa…-disse Dora… Come non esaudire tale desiderio ?

— Vieni piccola, dammi la mano…–

Scivolando lievemente, oltrepassarono cancelli proibiti all’umano..

–Ecco Dora, questa è la meraviglia del cielo…–

Lei spalancò gli occhi davanti ad uno spettacolo grandioso…un grande lago, immenso colmo di acque dorate.. piatte, dove si ammiravano riflessi iridescenti, non si capacitava di tanta bellezza. Ipnotizzata… piangeva di gioia,si girò di scatto…

–Dimmi luna…dimmi cos’è questo lago?..–

–Ora ti racconto…vieni qui…–

–Dentro quel lago raccolgo tutte le lacrime del mondo, le lacrime innocenti, ma soprattutto le lacrime delle mamme, sono quelle che donano quel colore dorato! —

L’ascoltava a bocca aperta, come solo i bambini sanno fare.

–Su.. su Dora è ora di andare ! —

La strada del ritorno la rendeva triste, compensata dalla gioia vissuta ritornò in un baleno nel suo lettino.

Quel mattino si risvegliò sentendo pianti sommessi, timidamente scostò la porta, c’era gente in casa, frettolosamente passavano da una stanza all’altra, non capiva il perché…

Tirando la gonna alla mamma..

–Mamma…che succede…?–

–Cara figlia mia…dolcissima Dora…–

Prendendole il visino tra le mani, come per proteggerla da quello che doveva dirle..

–Dora…il tuo papà non c’è più…. ora è in cielo, e stai certa che ti seguirà…sei la sua piccola Dora…-

Col cuore straziato e voce tremante la mise al corrente della disgrazia…

Dora sorrise,sembrava beata,la mamma non capiva..

–Dora.. ti senti bene ? —

–Sì mamma son felice, ora so dov’è andato il mio papà…in un posto bellissimo, tu non puoi capire, sarà sereno…–

La meraviglia della madre cresceva ancor di più…

“Dora…”

Non seppe dire altro…

Le sue manine asciugarono le lacrime della mamma..

–Piangi mamma…non sai che cosa meravigliosa sono le tue lacrime…lacrime d’amore — .

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