“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre“, scriveva così Primo Levi, scrittore, studioso, ma soprattutto la vera guida nell’abisso più profondo che l’essere umano abbia mai vissuto.
La Memoria è importante e ricordare è doveroso, per permettere che agli altri di sapere, di conoscere, di conservare il rispetto per vittime innocenti di una follia umana chiamata Shoah.
Ed è proprio il 27 gennaio che si celebra il Giorno della memoria, ossia la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”.
Una ricorrenza internazionale istituita il 1° novembre 2005, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Tutto per commemorare una strage, la strage degli innocenti e per condannare sempre più, quelle manifestazioni di intolleranza sia etniche che religiose. Il 27 gennaio 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la 60.esima armata dell’esercito sovietico entra, infatti, nel campo di sterminio di Auschwitz.
Shoah, ovvero catastrofe, ossia espulsione, deportazione e sterminio. Già, una catastrofe che racchiude milioni di storie, che si intrecciano in un groviglio umano di storie che testimoniano
Come a Viterbo dove Francesco Morelli e sua cugina Rita Orlandi, salvarono un bambino, Silvano Di Porto, figlio di Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. I suoi genitori di Silvano, abitavano in via della Verità ed avevano una piccola merceria. Vengono arrestati il 2 dicembre 1943, poi deportati ed uccisi. Il loro figlio Silvano riesce a salvarsi proprio grazie alla signora Rita, vicina di casa, che nasconde. Il bambino poi viene affidato alla nonna, la “Sora Reale”. La signora era riuscita a salvarsi dalla deportazione, perché era caduta dal camion che trasportava i deportati. Creduta morta, viene condotta in ospedale e curata. Salva, grazie ad una caduta. Ancora oggi, al civico 19 di via della Verità, tre pietre d’inciampo ed una targa ricordano l’episodio.
Anche nella Tuscia c’è la testimonianza silenziosa di un campo di concentramento per prigionieri di guerra. A Vetralla è stato aperto nel luglio 1942 e successivamente nel 1943 viene cambiata la destinazione ed è utilizzato dai militari della Brigata Sassari. Con la fine della Guerra vi si appoggiano le famiglie sfollate. Sarà il ministro per i beni culturali, Sandro Bondi, a definire la proposta di trasformare questo campo in un luogo della memoria.
“Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”
(Frase si incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau)