Daspo a Viterbo, il questore Macera: “Non riteniamo opportuno mandarli ad una manifestazione sportiva dove perdono il controllo, perché non in grado di gestirsi”
“La Questura non emana provvedimenti esemplari, ma mirati. È stato fatto quello che era doveroso”.
È il questore Massimo Macera ad esprimersi in relazione a tre distinti episodi, dei quali sei persone si sono rese protagoniste. Tutto accade lo scorso 2 dicembre a Monterosi e l’ultimo episodio a Piansano, con violenza tra calciatori, dirigenti ed arbitro.

“Il calcio minore ha per noi la stessa rilevanza del calcio professionistico. C’è sempre la stessa attenzione, nonostante sia minore il numero di tifosi, il nostro compito è garantire sicurezza“.
È questo il messaggio, l’impegno che si prefige e segue la Questura di Viterbo. Infatti, sono stati adottati provvedimenti Daspo nei confronti di calciatori, dirigenti di società, che hanno causato episodi di violenza che non si possono tollerare. Tre della durata di tre anni e gli altri tre di un anno.
E continua: “Sono provvedimenti per dare un segnale, nei limiti. Ognuno ha avuto quello che meritava. Si sono verificati episodi a sfondo razziale con frasi irriverenti a sfondo razzista su un arbitro di origine tunisine“.
Il questore Macera sottolinea il particolare momento storico che il mondo del calcio sta vivendo. “Tutto ha origine da un episodio verificatosi a San Basilio dove viene malmenato un arbitro. I recenti fatti incresciosi a Milano sono la cronaca nazionale attuale“.
Nessun nome, ma vengono ricordati gli incresciosi episodi fatti di insulti, botte e razzismo. Un segnale fermo e deciso, l’attenzione della Polizia di Stato è alta, anche nei confronti dei campionati dilettantistici, tantomeno su quello di serie C, della Viterbese.
Inoltre come precisa il Questore, “Nella tifoseria viterbese ci sono situazioni ancora al vaglio, ma non tali da parlare di violenza negli stadi. Hanno rispettato le regole, un episodio è al vaglio dell’ Anticrimine“.

Il servizio della Questura è disposto anche nel calcio minore.
“Parliamo di violenza degli stessi calciatori, il gesto più antisportivo da chi dovrebbe dare l’esempio. Sono i dirigenti che devono richiamare i loro calciatori, le famiglie devono spingere ad un concetto di sportività“, ha poi aggiunto.

Nelle parole del Questore Macera prevale la consapevolezza che “l’ambiente va bonificato e non si possono tollerare situazioni di violenza, non possiamo non intervenire, non possiamo perdere il controllo della situazione“.
Per concludere aggiunge: ” Non sono criminali, ma non riteniamo opportuno mandarli ad una manifestazione sportiva dove perdono il controllo, perché non in grado di gestirsi“.
Accanto al questore Macera il dirigente dell’Anticrimine Paolo Volta e il dirigente della Digos, Fabio Zampaglione.