Sono le 17:56 di sabato 23 maggio 1992, autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi con Palermo. All’altezza dello svincolo di Capaci, 572 chili di esplosivo vengono attivati a distanza e le tre auto su cui viaggiano il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta, saltano in aria.
Muoiono il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, capo scorta.
Sopravvivono all’attentato gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.
28 anni fa si compiva una delle pagine più cruente della storia italiana.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Capaci
Oltre una ventina di mafiosi condannati, eppure ancora tante ombre, buchi neri e probabilmente depistaggi costruiti ad arte.
Un cratere di ma e di se, di indagini che avrebbero dovuto prendere altre direzioni. Un cratere causato da tutto quell’esplosivo sull’autostrada tra Palermo e Capaci. In quel cratere ci siamo anche noi. Noi, gli italiani onesti e retti, che mai avrebbero fatto saltare in aria servitori dello Stato, mariti, mogli, padri di famiglia. Nostri fratelli.

Il più grande attentato messo in atto da Cosa Nostra è ancora in atto, con le sue mezze verità, con i buchi neri, nonostante quattro processi. Nonostante le cerimonie di rito, nonostante le belle frasi di pezzi da 90 e non, è tutto ancora in atto.
E così la dichiarazione della sorella del giudice Falcone, Maria Falcone, è sicuramente quanto mai appropriata ed attuale: “Nessuna polemica sporchi le celebrazioni“.
Oggi, 23 maggio 2020, la Strage di Capaci ai tempi del coronavirus è diversa. Nessun corteo, niente navi della legalità, piazze vuote, ma solo persone affacciate dai balconi di casa a cantare tutti insieme l’inno italiano, con i lenzuoli bianchi stesi.
Alle 17.58, come ogni anno, non ci saranno i cittadini sotto l’albero Falcone di via Notarbartolo, ma solo un minuto de Il silenzio suonato da un trombettista della Polizia ed una corona di fiori alle 9 davanti alla Stele di Capaci.
La parte pulita e commovente è quella degli studenti che 23 maggio, al tempo del coronavirus, parteciperano alla manifestazione #PalermoChiamaItalia, per dire tutti insieme “no a tutte le mafie” e naturalmente, per ricordare le stragi di Capaci e via d’Amelio, in cui persero la vita i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Claudio Traina.
La lezione di vita ce la offrono i ragazzi, il nostro presente e futuro, perché da quel terribile giorno di lutto e dolore, in tanti hanno dato voce alle vittime di quegli atroci attentati. È dare un senso, un valore vero e proprio a quei martiri, al loro messaggio, al loro sacrificio.

La lezione, l’esempio ce lo hanno lasciato le vittime: rialzarsi e fare del nostro meglio, perché in fondo loro, nonostante le centinaia di chili di tritolo, continuano a vivere in tutti noi.
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