Famiglia nel bosco, il diritto di ritornare a vivere tutti insieme
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion ricevuti in Senato da Ignazio La Russa
Una vicenda segnata da infinite polemiche, diventata ormai terreno di scontro politico ed istituzionale, che alimenta il dibattito mediatico e pubblico. È il caso della famiglia nel bosco di Palmoli, piccolo comune Abbruzzese, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion ed i loro tre figli si erano trasferiti anni, conducendo una vita ‘bucolica’, fino a quando i giudici hanno disposto l’allontanamento della prole dall’abitazione familiare immersa nel bosco, dando inizio ad una complessa, quanto dolorosa, battaglia legale. Ai coniugi della cosiddetta “famiglia nel bosco”, infatti, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale.

Ben quattro lunghi mesi nei quali Catherine e Nathan lontani dai loro figli, senza la loro quotidianità familiare: dal 20 novembre 2025, infatti, i minori sono ospitati in una casa famiglia. Per non parlare dell’allontanamento della madre dalla struttura, tenendo conto della valutazione di un atteggiamento della donna, considerato ostile nei confronti del percorso indicato dai servizi sociali.
Il prossimo 21 aprile questa coppia, così segnata e provata dalla complessa vicenda, deve affrontare il nuovo pronunciamento della Corte d’Appello. Si discuterà, infatti, il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere il ricongiungimento familiare e la revoca dei provvedimenti adottati nei mesi scorsi.

Intanto, lo scorso 25 marzo, marito e moglie hanno incontrato a Palazzo Giustiniani, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, per “essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia, come ha detto mamma Catherine leggendo una lettera tradotta da una interprete, con la voce emozionata, esprimendo tutto l’amore, la mancanza, la disperazione, ma anche la speranza di riabbracciare prima possibile i ‘suoi’ figli, i figli che ha messo al mondo. Con loro anche il loro legale Danila Solinas, del foro di Chieti, che assiste la coppia insieme al collega Marco Femminella.
All’uscita, di bianco vestita, i capelli nella lunga treccia, con il suo cestino di vimini sotto il braccio, spiega all’opinione pubblica il suo ‘giusto e sacrosanto’ desiderio di riabbracciare i figli. Una mamma che si riprende la scena in questa battaglia, che torna a combattere con il marito sempre al suo fianco, inscindibili in questo dolore.
“Abbiamo scelto l’Italia perché aveva gli stessi valori che con cui volevamo crescere i nostri bambini e cioè la famiglia, l’amore, lo stare insieme, il vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto un’esistenza piena di amore e pace dove le persone si supportano”, ribadisce Catherine. È una mamma ferita, sofferente che spiega e ribadisce che hanno vissuto “nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini, non li abbiamo mai privati dei loro bisogni o non abbiamo mai fatto danno ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo“, puntualizzando che non hanno “mai litigato né mai instillato nei bambini odio e sfiducia nei leader e nelle autorità giudiziarie e istituzionali attorno a noi“.
Due genitori che lottano per riavere i loro figli, di ricomporre la loro famiglia che è logico dovranno fare i conti con questo terribile e doloroso distacco. E sarà dura, tanto dura.
La Russa, dal suo canto si è espresso così: ” Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria né tanto meno voglio giustificare lo stile di vita di Nathan e Catherine. Spero possa essere utile invitare tutti, con la mia moral suasion, affinché vengano eliminate le rigidità di tutti e tutte le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita“. Il presidente del Senato ha dato un esempio di compostezza e garbo di grande significato e valore.
I bambini sono le vittime di questa situazione, dovranno affrontare questo pesante trauma, le irreparabili conseguenze di una decisione che pesa, sulla loro salute psicofisica. Il trasferimento dei figlioli senza la madre, trova contraria l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni che ha dichiarato: ” Si rischia di infliggere ai bambini un ulteriore trauma”, tanto da chiedere la sospensione di questo provvedimento.
Due genitori che chiedono di ritornare a vivere con i loro figli, di ritornare ad essere una famiglia.
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