Morire a 18 anni nel giorno del compleanno per overdose di eroina.
Perché? Perché “Era il regalo che aveva chiesto per il suo compleanno. Per lei era la prima volta». Nella risposta del suo fidanzato.
La notizia che arriva da Amelia, Umbria, provincia di Terni è scioccante.
Chiara Previtali si stava affacciando alla vita ed è morta, invece, nella notte del suo compleanno. Era bella, giovane, altruista, talentuosa e praticava il kung fu. Eppure per 20 euro è morta per una dose maledetta.

Droga arrivata nella vita di questa ragazza attraverso il fidanzato sbagliato. “Da quando stava con lui era un’altra persona, irriconoscibile e ora me la ritrovo morta”, ha affermato il papà della ragazza deceduta nella notte del 9 ottobre.
Una storia tragica. Una storia che ci porta a riflettere, a valutare che questo dell’uso degli stupefacenti è un fenomeno dilagante. Un consumo dilagante: per il terzo anno consecutivo aumentano le morti per overdose, +11% rispetto al 2018, quasi la metà causata dall’eroina. Per non parlare delle droghe sintetiche e sostanze psicoattive. I dati parlano chiaro e ce li fornisce il rapporto annuale 2020 della Direzione centrale per i servizi antidroga (Dcsa).
Tutto questo va arginato non solo sul fronte spaccio e repressione del traffico internazionale. Lodevole il contributo delle Forze dell’ordine con i servizi di prevenzione e controllo nella lotta allo spaccio delle sostanze stupefacenti, ma non basta.
Sono tanti i sentimenti che scaturiscono ogni volta che si parla di questa tragica vicenda. Ma bisogna pensare e chiedersi, ancora una volta, perché i giovani si rifugiano nelle droghe? Cosa sperano e credono di trovare nelle ‘canne’, nella Ketamina, nell’ ecstasy e cocaina? Tragico, avvilente. I giovani non affrontano la vita, si lasciano trasportare dal marcio, perdono la sfida della vita, si fidano delle persone sbagliate.
Tra spaccio ed uso, rave party siamo messi veramente male.
Un delirio, dove questi ragazzi si imbottiscono di robaccia per non pensare, per dimenticare, per divertirsi a loro dire.
Non hanno occhi per vedere, non sentono le vibrazioni della natura, dei sentimenti. Assenza di ideali, valori, amore, speranza, di scambio. Tutti presi, poi, dai telefonini, forse spaventati dal silenzio, paura di stare soli. “In interiore homine habitat verità, scriveva sant’Agostino, ma per i giovani del nostro tempo non è così: movida ed apparire”.
È così la profonda riflessione di Papa Francesco in un incontro con gli studenti di un Liceo romano lo scorso anno è più che mai appropriata ed efficace anche per noi adulti: “Non smettete di sognare in grande, sognare alla grande è una cosa bella dei giovani e di desiderare un mondo migliore per tutti. Non accontentatevi della mediocrità nelle relazioni tra di voi, nella cura dell’interiorità, nel progettare il vostro futuro, nell’impegno per un mondo più giusto e più bello”.
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