Massimo Galli, il responsabile del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ormai lo conosciamo tutti.
Abbiamo imparato a far entrare nelle nostre case questo illustre professore di Malattie infettive all’Università Statale, nato a Milano nel 1951, che compirà settant’anni il prossimo 11 luglio.
Lui è, dunque, il professore Galli. Uno di quelli ‘quadrati’, uno ‘tosto’ si dice oggi. Uno che sta cercando di farci capire che il coronavirus ha generato una grande pandemia, con la quale non si può trattare.
Ma dice anche ‘cosette scomode’, quelle, per intenderci, che la politica non vuole neanche sentire per scherzo. Ma lui continua imperterrito, con le sue particolari cravatte, a metterci in guardia, a metterci in allarme, come farebbe un padre premuroso.
È l’infettivologo che si è prodigato ad aiutare i malati di HIV, non è solo il Galli che presiede ad innumerevoli trasmissioni televisive, dove spesso ci dice che rischiamo di arrivare ad un altro lockdown, grazie a quegli italiani che hanno voluto concedersi una
“folle estate del liberi tutti”, favoriti anche dai messaggi dei ‘negazionisti’.
Lui è uno dei medici infettivologi più autervoli. Punto.
È sempre lui che nella puntata de L’aria di domenica su La7, nel salotto di Myrta Merlino, ha detto: “Medici e infermieri devono fare il vaccino anti-Covid. Chi opera in campo sanitario e si rifiuta, deve cambiare mestiere”.
Niente mezze misure o giri di parole. Come ora che ha deciso di essere tra i primi medici lombardi a sottoporsi al vaccino Pfizer BioNtech, domenica prossima, 27 dicembre, nel giorno del “Vaccine Day”, scelto proprio per far partire simbolicamente, la campagna di immunizzazione in tutta Europa.

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