Era il 22 dicembre del 2015 e Pino Scaccia, Giuseppe Scaccianoce all’anagrafe, uno dei giornalisti di alto valore professionale ed etico della storia dell’informazione televisiva scomparso per il Covid lo scorso ottobre, scriveva un suo pensiero sul Natale, nel suo blog “La Torre di Babele“. Chi vi scrive ha avuto il grande piacere per l’anima, di conoscerlo nel 2014 e di incontrarlo in vari eventi culturali, ma soprattutto di apprezzarne la grande umanità.
Dalle pagine virtuali di InfiniteRealtà.it voglio proporvi le sue considerazioni, il suo stato d’animo, per ricordarlo, per sentirlo più vicino in questo giorno nel quale il Signore bussa alle porte dei nostri cuori.

di Pino Scaccia
E’ Natale, non fingiamo
Quest’anno non ho messo a casa nessun segno natalizio. L’albero resta per una volta in soffitta, insieme a tutti gli altri addobbi. Non ho lo spirito. E neppure faccio finta, come tanti sui social che fingono di essere cool. Già, è Natale. Come ogni festa mi mette sempre tristezza. L’ho difeso per anni, difendendo l’intimità familiare, scegliendo di stare fuori casa la notte di Capodanno che è solo un pretesto per far baldoria e che non mi è costato affatto passare nel mondo difficile. Lo passerò più o meno come una giornata qualsiasi, ormai il figlio è grande e ha la sua vita. Staremo insieme, ma come stiamo insieme ogni volta che decidiamo di vederci. Regali? Ridotti al minimo, non è più l’unico giorno durante l’anno in cui si aspetta la festa per farsi i regali: come quand’ero piccolo e aspettavo questi giorni per avere qualcosa che desideravo da mesi. Figlio del dopoguerra: quant’era dura, e forse non ho mai capito fino in fondo quanto è costata ai nostri genitori tirarci su.
So di essere il solito rompiscatole, ma penso a chi sta male a Natale. Talvolta malissimo. E non mi riferisco solo alla salute. Ma a chi non ha niente: non è che la festa possa restituire una vita diversa. Penso a tutte le persone care che in questi anni sono mancate. Forse non è giusto, o forse sì perché tutto ha una fine e lo sappiamo fin da quando nasciamo. Rifletto anche su un altro anno che passa e il prossimo per me sarà “rotondo”, terrificante solo a pronunciarlo: ringrazio Dio di esserci comunque arrivato. Sorvolo, ubriacandomi dei tanti progetti per non vivere di ricordi. Guai a non avere obiettivi, è come morire.
So anche, infine, che è tempo di auguri. Pare obbligatorio doverseli fare. Ricordo che una volta stavo giorni a scrivere cartoline. Adesso basta un’email o un sms e il dovere è compiuto. Allora a tutti gli amici, veri e virtuali, dedico un pensiero. Auguro a tutti di essere felici. Anche se so perfettamente che non sarà possibile per tutti esaudire i sogni o risolvere i problemi. Ma per un giorno, almeno, non ci pensiamo. Vogliamoci bene, c’è già così poco amore su questa terra. Guardiamo per una notte la luna piena e trascuriamo il dito.
