Era alto, dinoccolato, con mossi capelli rossi e da poco aveva prestato servizio nella sezione “catturandi” della Squadra Mobile di Palermo.
Si chiamava Roberto Antiochia era un poliziotto, ed aveva solo 23 anni, quando venne ucciso, insieme al suo dirigente il commissario Antonino Cassarà, detto Ninni.
L’agente Roberto Antiochia è stato ucciso dal fuoco di ben nove spietati killer, il 6 agosto del 1985, quando Palermo è ancora sconvolta per l’uccisione di Giuseppe Montana, il capo della squadra catturandi, proprio dieci giorni prima.
Era nato il 7 giugno 1962 a Terni, ed oggi 8 giugno 2020, la Questura è la sua città, rispettando le norme di sicurezza, lo ha ricordato con l’affetto e la stima di sempre.
Roberto è la più pura e nobile testimonianza delle persone che, a costo della vita, rappresentano la legalità.
La Questura di Terni ha idealmente abbracciato questo giovane collega e con lui la madre Saveria Antiochia, una donna che ha dedicato la sua vita a parlare di giustizia e legalità nelle scuole di tutta Italia. È lei, infatti, che ha fondato “Libera“, insieme a don Luigi Ciotti, nel 1995.

“Un mestiere infame, senza mezzi e pieno di sacrifici, in una città che neanche partecipa ai funerali dei poliziotti”, diceva questo giovane agente ternano che, nonostante tutte le difficoltà ed i rischi, lavorava con impegno.
Roberto che aveva frequentato il Liceo artistico, Roberto che leggeva libri gialli, Roberto che aveva perso il padre da piccolo e che aveva come importante punto di riferimento sua madre. Roberto che proprio nel giorno del suo compleanno, si fidanza con Cristina, che poi sposerà.
Nella circostanza di oggi a Terni, in Questura, questa mattina è stato presentato in anteprima il docufilm dal titolo: “Roberto Antiochia la vita di un giovane ternano per la legalità”.
Il filmato presenta la storia dell’agente, con le testimonianze tra gli altri anche del fratello, Alessandro Antiochia e Tina Martinez, la vedova di Antonio Montinaro, il capo della scorta di Giovanni Falcone, ucciso anche lui nella strage di Capaci, da Cosa Nostra.
Successivamente di fuori, a fianco del monumento dei Caduti della Polizia di Stato, è stato posto un cipresso in onore del poliziotto.
Nel documentario l’agente Antiochia viene interpretato egregiamente da un Ispettore della Questura di Terni, Stefano de Majo, poliziotto con la passione per la recitazione. Si tratta di un importante documento girato proprio dalla Polizia Scientifica di Terni.

Il Questore di Terni Roberto Massucci, che tra l’altro ha voluto fortemente la realizzazione del documentario, nel sottolineare la figura di Roberto Antiochia in Questura si è espresso così: “Abbiamo sentito la responsabilità di far diventare questo individuo una storia. I giovani, per colpa nostra non conoscono questi valori. Così abbiamo approfondito il personaggio di Roberto, per farlo diventare non soltanto un eroe noto perché è stato ucciso, ma un ragazzo che ha una storia e che cresce nel suo intento di abbracciare la legalità”.
Presenti il prefetto Dario Emilio Sensi ed il sindaco Leonardo Latini.
Inoltre, c’era anche una rappresentanza della sezione Anps di Terni (Associazione Nazionale Polizia di Stato) con il presidente Maurizio Lucchi che ha affermato: “Il ricordo è particolarmente triste. Sapere, però, della realizzazione di un documentario a Lui dedicato mi rende felice. Tutti, specialmente i più giovani, potranno apprezzare e conoscere cosa c’è dietro lo sguardo sorridente di un giovane ragazzo dalla folta chioma riccioluta: la generosità del suo essere e l’inestimabile valore del suo sacrificio. Roberto fu vincitore del 1° corso per Sovrintendenti come me, ma non poté parteciparvi, proprio perché ucciso pochi mesi prima dell’avvio del corso. Intitolammo a lui il corso svolto a Nettuno”.
A Terni proprio nella via intitolata a Roberto e proprio i suoi colleghi del corso Allievi guardie deposero, nel 2015 una corona sulla lapide della via a lui intitolata, insieme al presidente Anps Terni, Maurizio Lucchi.
Onore a te, Roberto Antiochia.


