Santa Rosa, i suoi vestiti nel corso dei secoli

Un corpo incorrotto venerato da secoli, 22 Pontefici vi si sono fermati a pregare, gli ultimi dei quali Papa Giovanni Paolo II e l’emerito Papa Benedetto XVI.

È il corpo di Santa Rosa, la diciottenne vergine viterbese, che in quel l’urna è lì ad accogliere le suppliche, le richieste di aiuto dei suoi devoti, per presentarle a Dio ed intercedere.

Corpo di Santa Rosa
Corpo di Santa Rosa

Vestita in quella tonaca grigio chiaro, con un velo sul capo, ed una corda ai fianchi. Anticamente, parliamo della metà del XIV secolo, era di color cremisi come scrive Giovanni Selli: “In quel tempo (1357 fu rinnovata l’arca ossia cassa di legno (andata in fiamme) e fu rivestita con abito  conforme al primo”.

Santa Rosa anche nella metà del XV secolo indossava un abito di velluto cremisi, ricamato a fiorami in oro, circonfuso da perle e gemme. Ma ne possedeva anche un altro di velluto fiorato. Entrambi gli abiti costarono 80 ducati.

Santa Rosa
Statua di Santa Rosa

Proprio in quel tempo, era usanza cambiare spesso il vestito della Santa, lasciando aperta l’urna che la conteneva,  così da permettere ai fedeli, di poter toccare quel corpo e poterlo baciare.
Il 18 settembre 1615, per volere del vescovo di Viterbo Tiberio Muti, quel vestito così pomposo viene sostituito con un altro più semplice: un abito Francescano. Si tratta di una tonaca di lana di color grigio scuro e con cordoni alla vita, come in effetti era in uso tra le terziarie di San Francesco e in quell’occasione le viene messo anche il velo bianco.

Ed è infatti, sempre Giovanni Selli che documenta e scrive: “Ivi sfogliato il corpo di Santa Rosa da li suddetti abiti fuori vestito con candidi panni di lino e con tonica d’armesino, color bigio, con cordone, soggolo ed ogni altra cosa che sogliono portare le monache dell’ordine di Santa Chiara”.

Per ordine del vescovo di Viterbo il cardinale Francesco Maria Brancaccio,  il 13 ottobre 1658 viene cambiato il vestito a Santa Rosa e sul suo capo  viene posto un velo nero. Il corpo viene esposto per vari giorni, per disposizione del vescovo Stefano Brancaccio ed il 22 aprile 1675, viene vestita nuovamente.

Ed anche  in occasione della realizzazione della della nuova urna, che nel 1697 il vestito viene cambiato. Il 2 novembre 1760 alla presenza di Monsignor Egidio Mengarelli,  Santa Rosa viene rivestita “da capo a piedi”.

Si può leggere, infatti, sempre  da Giovanni Selli che “Il cordone che le pende al fianco è tutto formato di perle insieme intrecciate. Ha una ghirlanda in testa ed una ai piedi.  La prima è d’oro interessata con diamanti l’altra è lavorata con varj e vaghi fiori. Così ritrovasi al giorno d’oggi (1828) l’incorrotta salma della gloriosissima nostra Santa”.

Nel 1777 sorgono delle polemiche sull’abito che ricopre il corpo della Santa.

Fino al 1921,  prima della ricognizione,  Santa Rosa vestiva un abito monacale color nero, con al collo un velo bianco, ed  in testa la corona delle vergini. Successivamente viene vestita con un abito  color cenerino ed al posto della corona, un’aureola di metallo.

Un altro cambiamento si registra nel ottobre del 1946 quando l’abito in seta, viene cambiato con un altro dello stesso colore. L’ultima vestizione risale al 13 febbraio 1990.

Con l’abito usato vengono confezionate le reliquie per i fedeli autenticate con sigillo del Monastero, proprio come avveniva negli anni passati.
In quell’occasione Monsignor Fiorino Tagliaferri, nominato vescovo di Viterbo il 14 marzo 1987 ed in carica fino al 1997, ha presieduto la cerimonia della ricognizione del corpo di Santa Rosa,  nonché la pulitura delle casse e dei vetri.

Santa Rosa
Santa Rosa, urna

Sono ormai trascorsi 767 anni e la Patrona di Viterbo, è lì in quell’urna, con il suo abitino. Aspetta i suoi devoti e le suore francescane Alcantarine seguono  il suo esempio, operando ogni sorta di bene, per chiunque si accosti al Monastero.

Già, il “profumo di Rosa, il profumo dell’esempio“, come amava scrivere Monsignor Salvatore Del Ciuco, di una giovane ragazza che ancora incanta per le sue virtù, il suo esempio, appunto.

Le notizie sono tratte dal libro “L’ illustrissima Città di Viterbo”,  del giornalista e profondo conoscitore, Mauro Galeotti.

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