Per riflettere prima della Messa: Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, domenica 28 dicembre 2025 – Anno A
Famiglia 'piccola chiesa' Mt 2,13-15.19-23
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
La famiglia umana è un’istituzione così bella e preziosa che anche Gesù ha voluto averne una per farne concreta esperienza. La famiglia è la cellula fondamentale della Chiesa e della società: questo è il bel messaggio già evidenziato dal Sinodo sulla famiglia nel 1980, che poi ha prodotto il testo dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio di san Giovanni Paolo II.
La famiglia è la “piccola chiesa”, come amava designarla san Giovanni XXIII; la “chiesa domestica”, come la dichiara il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, n. 11), la “scuola dell’amore”, il “primo tempio”, la “prima chiesa”, come amava ripetere san Giovanni Paolo II riferendosi alla Sacra Famiglia. La casa di Nazaret “fu il luogo della vita quotidiana, della vita nascosta del Messia, la casa della santa Famiglia. Essa fu il primo tempio, la prima chiesa, su cui la Madre di Dio irradiò la sua luce emanante dal mistero dell’Incarnazione, del mistero del suo figlio” (san Giovanni Paolo II).
In questa casetta, tra le sue umili mura, si tesse la tela dell’amore all’insegna della comunione dei cuori. Quando infatti Gesù dodicenne viene ritrovato nel tempio e Maria (a nome anche di Giuseppe) prova rispettosamente a rivendicare i loro diritti umani di genitori, gli dice: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre e io angosciati ti cercavamo” (Lc 2,48). Sapeva molto bene che “quel figlio” era stato concepito senza intervento di uomo, ma lei non intende considerarlo come sua proprietà personale ed esclusiva. Quel Figlio apparteneva prima di tutto al Padre (Lc 2,49) e poi a Maria e a Giuseppe, sia pure in maniera diversa; ed essi potevano dire in tutta verità di lui nostro figlio.
Nella casetta di Nazaret, il fanciullo Gesù “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza. E la grazia di Dio era sopra di lui” (Lc 1,40; 1,52). I suoi paesani ne restavano meravigliati e si chiedevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data?” (Mc 6,2). Eppure Gesù non aveva frequentato le scuole rabbiniche che, per altro, in quei tempi prosperavano all’ombra delle sinagoghe (Gv 7,15); e sappiamo dai Vangeli che a Nazaret ve n’era una” (Lc 4,16).
Ma Gesù aveva frequentato la scuola insostituibile dei genitori; questi furono gli unici suoi maestri. Con l’esempio e la parola lo aiutarono a vivere pienamente i vari stadi, le varie tappe del suo essere uomo. Gli insegnarono le osservanze del sabato e delle grandi festività del pellegrinaggio (Pasqua, Pentecoste, Tabernacoli), lo iniziarono allo studio delle parole dei profeti e alla preghiera dei salmi (cfr. Catechesi Tradendae, n. 73).
La casa di Nazaret è dunque il santuario dell’amore della Sacra Famiglia. Anche le nostre case moderne, non meno di quella, sono la prima piccola chiesa dove ogni figlio che viene alla vita muove i primi passi per la conoscenza di Dio: ogni nostra residenza terrena, modesta o sfarzosa, piccola o grande, è per ogni vita che sboccia culla e comunità. L’uomo vi nasce, cresce, lavora, invecchia e muore. La casa è il primo luogo in cui si custodiscono i tesori più cari: i figli, gli affetti, l’amore, la speranza, il lavoro, la felicità, le prove e il ricordo dei propri cari.