In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
In questa II Domenica di Avvento domina la figura di Giovanni Battista, Precursore di Gesù, il quale propone come tema di fondo della sua missione la necessità della conversione per poter accogliere degnamente il Regno di Dio, che è alle porte; egli indica all’uomo un ritorno in se stesso per procedere a un mutamento radicale di mentalità, di vita, di condotta morale, come evidente conseguenza di un sincero pentimento. È urgente prendere personalmente una definitiva risoluzione, perché il giudizio di Dio incombe, “la scure è già alle radici dell’albero”, che se viene trovato senza frutti è condannato al fuoco.
Il Battista presenta il Signore come un agricoltore tutto intento nell’aia a separare il grano dalla pula con il ventilabro; il primo poi ricade a terra ed è riposto nel granaio, la seconda in- vece viene sollevata e portata via dal vento o destinata al “fuoco inestinguibile”. Questa è una eloquente metafora del giudizio che sarà compiuto dal Messia quando verrà. I farisei e i sadducei si affidano alla falsa sicurezza della loro discendenza dal patriarca Abramo, ma il Precursore annuncia la inutilità di una discendenza esclusivamente carnale. Noi credenti invece ci affidiamo al grande dono della speranza.
È appunto per questo che resta sempre accesa la lampada della speranza a infonderci sicurezza e serenità, come ci esorta l’apostolo Paolo, nella seconda lettura, scrivendo ai Romani: “In virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza” (cfr. Rm 15,4). Sì, la speranza è profondamente radicata nella natura dell’uomo, il quale vive costantemente proteso verso il futuro, verso ciò che deve accadere.
Don Primo Mazzolari, con una suggestiva e felice espressione, scriveva: “La speranza vede la spiga quando i miei occhi di carne vedono soltanto il seme che marcisce”. Del resto l’esperienza ci insegna che l’uomo “non conta per quello che è o per quello che è stato, quanto principalmente per quello che è chiamato ad essere. La sua esistenza è un progetto da realizzare” (M. Magrassi).
Tutto dunque è posto sotto il segno della speranza verso un futuro di pace e di benessere che viene poeticamente preannunciato dal profeta Isaia: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, il leopardo si sdraierà accanto al capretto […] Il leone si ciberà di paglia come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno…” (cfr. Is 11,6-9).