Monsignor Francesco Zarletti, dieci anni fa la sua dipartita in Cielo
Lascia un segno indelebile su quanti lo hanno conosciuto, con la sua vita vissuta alla sequela di Gesù e Maria
Sono già trascorsi 10 anni dalla dipartita alla Patria Celeste di monsignor Francesco Zarletti, sacerdote della Curia di Viterbo. Era morto, infatti, il 24 maggio 2015 a 95 anni.
Un sacerdote straordinario, attivo, coerente, amante dell’Arte in ogni sua forma, ma soprattutto innamorato di Maria: basti pensare che nei ritiri spirituali della seconda domenica del mese, prima a Santa Maria Nuova, successivamente nella Chiesa di san Giovanni Battista, detta del Gonfalone, al termine del Rosario, venivano cantate le litanie alla Madonna in latino. Un omaggio alla Mamma Celeste, che a volte, lo vedeva egli stesso suonare il piccolo organo ed intonare amorevolmente quel tributo alla Madonna. Per non parlare della cura con cui si occupava dell’organizzazione della festa della Madonna del Carmelo.

Amava l’Arte, dunque, tanto da prodigarsi nella ristrutturazione della pregevole chiesa barocca del Gonfalone che era riuscito a far restaurare, coinvolgendo il popolo di Dio e gli Amministratori comunali. Spesso l’allora sindaco del tempo, Giulio Marini, partecipava alla S. Messa ed alle celebrazioni, come la Festa della Madonna del Carmelo.
Era nato a Viterbo il 5 novembre 1919, da una famiglia numerosa potremmo dire ai tempi nostri, famiglia profondamente cattolica.
Viene ordinato sacerdote il 10 aprile 1943. Numerosi i suoi incarichi nella diocesi di Viterbo, tra i quali quello di presidente del capitolo della chiesa cattedrale di Viterbo.
Monsignor Francesco Zarletti è stato anche insegnante presso i licei del capoluogo della Tuscia ed anche al’allora l’Istituto Magistrale statale Santa Rosa da Viterbo. Amato dai suoi alunni, che lo hanno ricordato sempre con stima ed affetto.
Zarletti anche scrittore di libri, numerose le testimonianze del suo profondo amore per la Madonna, come “La più madre di tutte le madri”, ma altro come “Preti e pretacci”, “Tristezza e speranza di un uomo”.
Nel 1983 pubblica “La Rosa e la Vacca”, libro tagliente, una sorta di risposta alla storica Anna Maria Vacca, che precedentemente aveva pubblicato un libro su Rosa, la santa “a furor di popolo”, definendola come dissero all’epoca: ‘ribelle, socialmente anomala e pericolosa’.
È proprio Mons. Zarletti, affettuosamente chiamato dai più stretti collaboratori Don Francesco, a continuare l’Opera dei Ritiri di Perseveranza in Viterbo costituitasi in Italia nel 1909 per volontà di Papa Leone XIII, sotto la direzione dei Gesuiti.
Nel capoluogo della Tuscia viene fondata nel 1909 grazie a don Alceste Grandori, del suo primo segretario Alberto Nardini e del primo presidente Ludovico Micara. Nella chiesa di San Giovanni Battista don Francesco Zarletti continua questa Pia Opera, che ha come patrono il Sacro Cuore di Gesù.
Monsignor Francesco Zarletti lascia un segno indelebile su quanti lo hanno conosciuto, con la sua vita vissuta alla sequela di Gesù e Maria.



