Emergenza Covid-19, gli anziani continuano a morire. Un dramma senza fine

Un bollettino diffuso senza conferenza stampa. È stato così, ieri 18 aprile, quando la Protezione civile ha reso noti i risultati relativi all’emergenza Covid-19.

Praticamente cala il numero dei ricoverati, le vittime continuano a calare, 482 ieri.

2.733 si trovano in terapia intensiva, sono in definitiva 79 meno del giorno precedente. Le persone ricoverate con sintomi sono  25.007, 779 in meno. I decessi sono  23.227. I guariti  44.927. Aumentano i casi positivi 809, il giorno precedente erano 355.

I tamponi fatti 61.725, un alto numero, il rapporto tra i tamponi fatti ed i casi  individuati è il 57%, praticamente 1 malato ogni 17,7 tamponi.

Il dato drammatico è quello delle persone che hanno contratto il virus da inizio pandemia è di  175.925.

Intanto ci si sta avviando verso una riapertura  a due velocità. La task force dei tecnici sta studiando una linea di riapertura differenziata a seconda della diffusione del contagio. È previsto un monitoraggio dopo 15 giorni, per verificare come procede il contenimento. Il calendario è in fase di valutazione, perché ci sono rischi. Walter Ricciardi, consulente Covid-19 per il governo e membro dell’executive board dell’Oms, infatti, invita alla prudenza, perché è certa la seconda ondata epidemica e le riaperture accelerate potrebbero favorirla.

Intanto in tutta Italia ci sono 30 inchieste contro ignoti, i reati ipotizzati sono omicidio ed epidemia colposa, perché sono morti moltissimi anziani affidati nelle RSA. Dal primo febbraio sono tra  i 6mila e i 7mila i decessi.

Un massacro, un dramma senza fine, dove gli anziani fragili pagano un prezzo altissimo. Per non parlare di quelli che muoiono tra le mura domestiche, soli, senza che nessuno se ne accorga.

Un elenco che si allunga giorno per giorno. Il coronavirus corre velocemente ed i ‘nonni’, la nostra memoria storica sono i più colpiti.

 

 

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