Aldo Moro, si cercano ancora giustizia e verità

“Lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’on. Aldo Moro in via Caetani. Lì c’è una Renault 4 rossa. I primi numeri di targa sono N5″. 

È il brigatista Valerio Morucci a parlare in questi termini nella telefonata al professore Francesco Tritto.
L’assistente di Aldo Moro riceve così la terribile notizia della morte dello statista, il 9 marzo 1978.
Il militante del Vangelo, verrà ritrovato nella Renault 4 rossa, in via Caetani, a pochi passi dalla sede della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.
Tra due fuochi, in un certo senso, il corpo di un uomo che riteneva “Si può essere liberi anche nelle necessità, cioè si può essere convinti di fare qualcosa di utile per il Paese e di capire di farsi capire, perché anche nella necessità qualcosa di utile può emergere“.
 
8 processi, una Commissione Moro, 4 Commissioni Terrorismo e stragi, una commissione P2, eppure la verità ci sfugge ancora, perché celata da enormi bugie.
Ed intanto in Vaticano, è in atto il processo di beatificazione, perché questo figlio della Puglia ha lasciato un segno profondo, incancellabile.
Aldo Moro per ricordare le sue parole è ormai l’emblema della verità, quella che lui stesso definiva “più grande di qualsiasi tornaconto“. Ed ancora: “Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete“.
 
“L’uomo mite e buono” come viene definito da Paolo VI, quel tragico 16 marzo 1978 assiste alla celebrazione della Messa con il maresciallo Oreste Leonardi e l’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci. I tre poliziotti della scorta Giulio Rivera, Francesco Zizzi ed il giovane Raffaele Iozzino, attendono fuori.
 
Eppure quel giorno è tutto pronto per l’eccidio di via Fani, dove la scorta di Aldo Moro, viene massacrata sotto i colpi di spietati assassini. Il bersaglio rimane volutamente illeso: l’agguato è compiuto da professionisti.
DC, PCI delineano la posizione: non si tratta con i terroristi, mentre il vice segretario PSI Claudio Martelli evidenzia che la posizione socialista della trattativa venne proposta.
 

Il moroteo scrive alla moglie, come citato dal vicepresidente della Commissione d’inchiesta Moro,Gero Grassi, nella pubblicazione in occasione del centenario della nascita di Aldo Moro nel 2016: “Pacatamente dirai a Cossiga che sono stato ucciso tre volte per insufficiente protezione, per rifiuto della trattativa, per la politica inconcludente“.


Sono anno che una Commissione d’inchiesta,  presieduta dall’onorevole viterbese Giuseppe Fioroni,  cerca di fare luce su una vicenda dai risvolti sempre più inquietanti.

 
8 maggio 1978, 8 maggio 2018, una data infausta che sa ancora di dolore, di morte, di terrore, di menzogne.
Aldo Moro e la sua scorta sempre tra noi, sempre attuali, perché come ‘il professore’ diceva: “Ogni persona è un universo“, e loro fanno parte di noi, del nostro universo morale, etico. Perché ogni volta che parliamo di questa vicenda, siamo massacrati in via Fani e ci ritroviamo nel portabagagli in via Caetani, anche se è difficile e rischioso stare da questa parte.
I giovani, il nostro futuro, vanno oltre quel corpo rannicchiato nella Renault 4, perché la verità è un diritto e va concessa all’individuo.

Aldo Moro vigliaccamente ucciso per quello che rappresentava, continua a morire per quelli che lo rinnegano, ma continua anche a vivere, perché per concludere con le sue parole “C’è un bisogno immenso di sapere, prima di tutto, quello che fa bella e buona la vita, che la fa degna di essere vissuta, perché lo studio, la professione, la tecnica hanno valore e significato solo se la vita, a sua volta, ha valore e significato“.
foto tratta dal web

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