Desmond Tutu, l’arcivescovo anglicano simbolo della lotta all’Apartheid

Il simbolo della lotta all’apartheid in Sudafrica, l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, è morto all’età di 90 anni ed il 1 gennaio c’è stato il suo funerale, a Città del Capo, fuori dalla cattedrale di S. George, nella Giornata della pace.

“La scomparsa dell’arcivescovo emerito Desmond Tutu è un altro capitolo del lutto nell’addio della nostra nazione a una generazione di eccezionali sudafricani che ci hanno lasciato in eredità un Sudafrica liberato”. Con queste parole ha dato la notizia al mondo il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa.

Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace nel 1984, è stato il primo arcivescovo anglicano nero di Città del Capo, ma soprattutto un uomo che si è sempre prodigato per difendere gli oppressi, chi non aveva diritti.

Ha lottato per abbattere le differenze tra bianchi e neri in Sudafrica ed ha ricevuto ricoperto la carica di presidente della commissione Truth and Reconciliation Commission, Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che indagava sulla violazione dei diritti umani. Tale opera aveva instaurato un drammatico processo di pacificazione fra le due parti della società sudafricana, mettendo in evidenza la verità sulle atrocità commesse durante i decenni di repressione da parte dei bianchi. Il perdono venne accordato a chi, fra i responsabili di quelle terribili atrocità, avesse pienamente confessato: una sorta di riparazione morale, anche nei riguardi dei familiari delle vittime.

Il sui nome era legato a quello di Nelson Mandela: abitava a Vilakazi Street, ossia a poche decine di metri dal civico 8115, la famosa casa rossa di Mandela.

Desmond Tutu e Nelson Mandela
Desmond Tutu e Nelson Mandela

Una voce per chi non ha voce, questo è stato Tutu, vera icona che ha varcato i confini del Sudafrica dopo il massacro di Soweto nel 1976. Una terribile pagina della protesta nel ghetto nero di Johannesburg, repressa senza alcuna remora  nel sangue, con centinaia di morti, tra i quali tanti giovani.

L’arcivescovo anglicano ha vissuto per il prossimo, intensamente, tanto da scrivere: Noi tendiamo a prenderci troppo sul serio. Noi dobbiamo ridere molto di più di noi stessi… Noi siamo in effetti creature ridicole e tuttavia, siamo tutti speciali. Così io vorrei dare a tutti un cappello da clown, e dire, alla fine, che la vita è in effetti divertimento, godetevela”.

Foto tratte dal web

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