Viterbo, il ricordo dell’artista Mario Onofri di Peppe Sini

Il 13 giugno ricorre il quinto anniversario della scomparsa di Mario Onofri, artista e militante per i diritti umani di tutti gli esseri umani, esploratore del cuore delle persone e del mondo; un amico generoso, e coraggioso un compagno di lotte.

Chi lo ha conosciuto non ne ha dimenticato la gentilezza e la bonta’, il tratto garbato e la fine ironia, la tenace opposizione a tutte le ingiustizie, la pazienza non rassegnata e il disincanto mai sconfortato, la mitezza e la levita’, la tensione morale e civile, l’impegno nella solidarieta’ e nella condivisione del bene e dei beni.

Era un uomo innamorato Mario: della vita e delle persone cui voleva un bene dell’anima; dell’India in cui aveva a lungo soggiornato e di quella che sognava e raccontava con fervore e abbandono; dell’arte della fotografia in cui eccelleva; della convivialita’ in cui si donava senza riserve.
La contemplazione mai inerte della bellezza si accompagnava in lui all’indignazione per ogni nequizia; la disposizione! all’ascolto e all’autocritica, l’attitudine meditativa, l’atteggiamento schivo e modesto, si accompagnava all’urgenza di contrastare le menzogne e le violenze, di fare il bene. Era un persuaso della nonviolenza.
Sapeva essere insieme entusiasta e parco, aveva scelto la semplicita’ volontaria, aveva vissuto una vita ad un tempo sobria e avventurosa, la sua conversazione e la sua compagnia era preziosa e iridescente; sapeva ascoltare e prendersi cura.
Non si vantava mai delle cose buone fatte, inverava nel suo agire la massima secondo cui quando fai una buona azione non devi esibirla.
Aveva conosciuto mondi diversi: i fiammeggianti e decadenti ambienti artistici romani, l’India urbana frenetica e lacerata e quella rurale remota e gandhiana, la provincia italiana sonnolenta e gorgogliante; si nutriva di buone letture, di un’informazione internazionale aggiornata e approfondita dedotta da riviste prestigiose, di conversazioni attente e fluviali.
E vorrei ricordare particolarmente la sua viva partecipazi! one all’esperienza del Centro sociale occupato autogestito “Valle Faul” e la comune amicizia con Alfio Pannega (che molte volte fotografo’; ed e’ sempre di Mario una meravigliosa fotografia della madre di Alfio – scomparsa nel ’74 – scattata sul finire degli anni Sessanta).
Nel suo carattere vi era anche un tratto giocoso, festevole, ma velato di malinconia e di quella nostalgia di cui scrisse Ernst Bloch.
Nella ricorrenza del quinto anniversario della sua scomparsa le persone che lo conobbero lo ricordano ancora vividamente, con gratitudine che non si estingue.
Sarebbe bene che il Comune di Viterbo (eventualmente d’intesa con altri soggetti istituzionali – l’Universita’ in primis – compresi della necessita’ di conservare, tramandare e rendere accessibili i beni culturali come autentici beni comuni) promuovesse la preservazione e la valorizzazione del suo lascito artistico e documentario, della vasta sua opera fotografica, ! un tesoro di immagini in gran parte inedito, e disperso, che ancora attende adeguato ordinamento, curatela e pubblicazione.

Foto tratta dal web

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