Nel giorno della Festa della Repubblica si è spento Roberto Gervaso, giornalista, scrittore ed aforista.
A dare la notizia, la figlia Veronica, giornalista del Tg5, su Twitter: #robertogervaso sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me. Addio”.

Ci ha lasciato Roberto Gervaso, dopo una lunga malattia. Un uomo capace di fare cultura, che sapeva raccontarla e, soprattutto, sapeva come raccontare, provocando.
Nato a Roma il 9 luglio del 1937, trascorre la giovinezza a Torino. Laureato in lettere con una tesi sul filosofo Tommaso Campanella, viene notato da Indro Montanelli, tanto che scrivono insieme i primi 6 volumi della Storia d’Italia.
La prima cosa che Indro Montanelli disse al futuro giornalista è stata: “ll tuo padrone non sarà né l’editore né il direttore, ma solo il lettore”. È così è stato.
Roberto Gervaso scrittore prolifico è noto per le biografie storiche tra le quali ricordiamo Lauren Bacall, David Rockfeller, La Monaca di Monza, Claretta Petacci.
Ha anche vinto per ben due volte il Premio Bancarella.
Nel suo penultimo libro Gervaso tratta il delicato argomento della depressione: “Ho ucciso il cane nero“, sottotitolo “Come ho sconfitto la depressione e riconquistato la vita”, (Mondadori, 2014).
La depressione, un cane che morde le viscere, descritta da Gervaso proprio in questo libro autobiografico, alla fine del tunnel di questo male oscuro. Un calvario a tappe, vissuto nel corso della vita in tre fasi: a 23, a 43 ed a 71 anni.
Addio Roberto Gervaso, lei che ha scritto che “La morte ci fa rinunciare a quello che la vita non ci avrebbe mai dato”, riposi in pace.
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