Covid-19, Prefetto Franco Gabrielli: “Indicazioni più restrittive e sanzioni  più efficaci”

Coronavirus un mostro oscuro e silenzioso che divide l’Italia in due fasce.

Una è quella con alto senso civico, che rispetta le regole del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quella dei sanitari impegnati ora dopo ora a salvare la vita dei contagiati, ma anche a vederne morire altrettanti. l’Italia delle Forze dell’Ordine che sono in prima linea, anche per verificare che non vengano violate le sanzioni. Dei sacerdoti, dei medici , dei poliziotti e carabinieri  morti contagiati.

Ma c’è anche l’Italia degli scellerati, di quelli che vanno a correre al parco, perché improvvisamente gli italiani non possono fare a meno dell’attività sportiva. Di quelle persone che se ne vanno nelle loro seconde case al mare o in montagna o di quelle che si credono unite con il resto dell’Italia, perché escono da giorni fuori al balcone a cantare o di quelle che inviano quelle patetiche catene su Whatsapp. Per non arlare di quelli che vendono mascherine non a norma, generi sanitari a prezzi esorbitanti e di quelli che bussano nelle case per derubare le persone anziane, con la scusa del tampone.

Tutto questo è irriverente,  banale ed  indelicato nei confronti di  chi rischia la vita per curare i malati, di chi a bordo di una volante svolge il suo servizio e si prende insulti e sputi da parte dei fermati che non accettano le norme del DPCM.

Inaudito, incivile. Il prefetto Franco Gabrielli, Capo della Polizia di Stato, parla della necessità di “indicazioni più restrittive e sanzioni  più efficaci”.

Una parte del nostro Belpaese “sta conducendo una battaglia contro la morte”, come espresso dal Prefetto Gabrielli,  eppure a qualcuno non interessa.

È sempre più necessario restare a casa, per contenere gli effetti devastanti della Covid-19.

Ormai non è più permesso spostarsi nel weekend nelle seconde case. Ci sono nuove regole più dure,per vietare i contatti e   le attività ricreative all’aperto. È stato firmato nella serata di ieri,  domenica 22 marzo,  il decreto che definisce le attività essenziali che possono continuare ad essere aperte, con la nuova morsa del Governo.

L’Italia è in guerra, una guerra al Coronavirus. Una trincea dei giorni nostri.

 

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