Una statua di marmo bianco su un piedistallo ai lati della gradinata che porta all’urna che racchiude il corpo di santa Rosa. È l’opera di Francesco Messina (Linguaglossa, 15 dicembre 1900 – Milano, 13 settembre 1995), uno dei più grandi scultori italiani.

Proprio a questa statua è legata una storia particolare. Francesco Messina lo scultore, grazie al suo caro amico l’ingegner Ferruccio della Montecatini Marmi, era riuscito ad entrare nella cava Crestola a Carrara. Si tratta proprio della grotta dalla quale il grande Michelangelo aveva estratto il marmo per il monumento di Giulio II. Non una cava come le altre, perché vi si estrae un marmo bianchissimo, quasi trasparente come l’alabastro.

Intorno a questa statua sono girate voci che Messina si fosse convertito scolpendo l’immagine di Santa Rosa. Sembra, infatti, che lo scultore comunque cattolico e con amicizie con personaggi come il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster O.S.B Roma, (18 gennaio 1880 Venegono Inferiore, 30 agosto 1954) arcivescovo di Milano, avesse cambiato radicalmente la sua vita, dopo l’esecuzione di questa statua. La conferma è documentata da una pagina che riguarda la storia della statua della patrona di Viterbo, conservata nell’archivio del monastero.
Francesco Messina, dunque, era giunto a Viterbo con la macchina da Milano: un’unica tappa, Milano-Viterbo. L’incontro con “la sacra spoglia” – come la definisce lo scultore nella sua autobiografia – è stato sconvolgente. La immagina nella sua mente, raffigurata nel bianco marmo. Una folgorazione.
Quando rientra a Milano, trova una piccola modella nella figlia di un amico, ed inizia a modellare il bozzetto. Successivamente, si reca a Carrara e tra tanti blocchi di marmo, ne trova uno color avorio, estratto da una falda cristallina.

Una volta terminata l’opera, decide di donarla al Santuario, ma non è facile: lo scultore, parliamo del 1939, all’epoca non era sposato, ma conviveva con Bianca e così si rivolge al suo amico, il cardinale Schuster.
Gli parla della sua particolare esperienza davanti all’urna di Santa Rosa, del desiderio di donare la sua opera. Così il cardinale, contatta l’allora vescovo di Viterbo, Monsignor Emidio Trenta, che accetta di incontrare lo scultore. Alla fine si attua la presa in opera.

Il cardinal Schuster chiede a Messina cosa può fare per ricompensarlo del gesto e lo scultore manifesta il desiderio di ritrarlo. Il cardinale a malincuore accetta e durante la posa gli domanda se si è mai confessato. Messina replica di non averne mai sentito la necessità. L’arcivescovo gli profetizza che lo avrebbe fatto presto. Francesco Messina, poco dopo, si confessa come predetto da Schuster, per prepararsi al matrimonio con Bianca, la sua convivente.

Un miracolo ottenuto per intercessione di Santa Rosa, un matrimonio cristiano per lo scultore che ha realizzato la sua bellissima statua di marmo bianco. Una statua di marmo bianco, raffigurante Santa Rosa, con un grande valore, un significativo messaggio.

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