“Sogni invernali”, la poesia di Grazia Deledda dove le prove della vita diventano forza per reagire

È un giorno del mese di febbraio del 1895, quando Grazia Deledda scrive la poesia  “Sogni invernali“.

Ha 24 anni e sta attraversando un periodo molto difficile e doloroso, con gravi problemi in famiglia. Santus, il fratello maggiore, abbandona gli studi e piano piano entra nel vortice dell’alcolismo. Il fratello più giovane, Andrea, viene arrestato a seguito di piccoli furti.

Grazia Deledda infinite realtà. It
Grazia Deledda

Nella casa dei Deledda si respira un’aria di vergogna, di preoccupazione e così la giovane Grazia si ritrova adulta in poco tempo, portando sulle spalle un peso molto doloroso e non certo per una ragazza della sua età che si sta facendo alla vita e che culmina con l’improvvisa morte del padre Giovanni Antonio Deledda. Laureato in legge, ma non esercita la professione, è  un benestante imprenditore e possidente, che muore per una crisi cardiaca.

La famiglia Deledda, così, viene si trova in gravi difficoltà economiche, dove il futuro si prospetta incerto e traballante.

In questi versi del Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, possiamo leggere la grande necessità di ritrovare la tranquillità della vita, di trovare una soluzione a questi problemi, nel desiderio di credere che comunque, nonostante tutto, ci sia la possibilità di trovare la pace interiore. L’inverno, quindi, non offusca la luce, ma la serba per il futuro, per la primavera. Le sfide della vita sono come una prova, dalla quali trovare la forza per andare avanti, la forza di credere nella rinascita. La fragilità così diventa una forza per andare avanti.

 

Grazia Deledda infinite realtà. It

 

Sogni invernali di Grazia Deledda

Le prime nevi incipriano i profili
delle montagne, a Santa Caterina:
nei mattini purissimi la brina
come lagrima scende dai sottili
tralci rossi del morto pergolato;
e tra l’ultime foglie, ave il rosato
giallore dell’autunno ancor traluce,
L’allodola, con gli occhi ad oriente
fissi, gorgheggia e trema: anch’essa sente
venir l’inverno in questa fredda luce.

Or sul pianoro rorido, ove a sera
vedevo i fuochi dei dissodatori,
dorme la terra arata e tra i vapori
del vespro sogna un’altra primavera.
Così insensibilmente, a poco a poco,
i dolci e lunghi sogni accanto al fuoco
san ritornati a me: dentro il camino
arde il ginepro e odora come incenso:
davanti alla fiammata io siedo e penso
e sento un puro gaudio a me vicino.

Foto tratte dal web

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