Sandro Rossi, capo Facchino, al ritiro al Bosco: “Vi auguro di essere uomini migliori”

Un momento carico di grande emozione, quello al Bosco dei Frati Cappuccini, nella sera del 3 settembre. I facchini di Santa Rosa hanno appena salutato i parenti,  in quella pausa conviviale,  prima della grande fatica finale del Trasporto della macchina di Santa Rosa 2018.
I Facchini cenano al Bosco dei Frati Cappuccini con i loro familiari
Si riuniscono tutti intorno a Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio e al capo facchino, Sandro Rossi.
Dopo le indicazioni tecniche, è proprio Sandro Rossi a prendere la parola e ad incitare, a preparare i Cavalieri.
I facchini di Santa Rosa si preparano per andare a San Sisto
Questo gigante buono, guarda con estrema dolcezza i suoi Facchini, li sprona, li incita,  li incoraggia. Un mandato come Capo facchino che quest’anno segna il dodicesimobappuntamento. Ricorda, poi chi, nel corso dell’anno, se n’è andato: Nicoletta Ascenzi, la vera amica dei Facchini la sorella dell’architetto Raffaele Ascenzi, Remo Patara, Alberto Fiorentini, Massimo Gemini, Massimo Sanetti ed Antonio Febbraro.
Sandro Rossi, rivolge parole cariche di affetto ai Facchini riuniti intorno a lui, li invita ad ad unirsi ad abbracciarsi proprio come faranno poi sotto la Macchina.
I Facchini al bosco si abbracciano incitati da Sandro Rossi prima di andare a prendere la Macchina
“Alberto Fiorentini e gli altri sono un punto di riferimento per noi. Alberto  sta ancora avanti,  è una persona insostituibile,  non si sa se un giorno verrà assegnato quel compito a qualcun altro.  Una persona che ha messo il Sodalizio prima della famiglia, ha sacrificato il tempo per noi,  per impegnarlo nel Sodalizio. Il primo ad arrivare. Lui e tutti gli altri che ci hanno lasciato,  sono pezzi di storia, che lasciano il segno e noi cerchiamo di apprendere da loro, dai loro insegnamenti. Insomma rimangono dentro di noi, e quindi  dobbiamo trasmetterlo  alle generazioni successive.  Se siamo qui,  lo dobbiamo alle  tante persone che non ci sono più.”
A questo punto scatta un applauso.
Riprende Sandro Rossi: “Non è indossare la divisa, che ci fa diventare Facchini, o stare sotto la Macchina. È un percorso che dura una vita. Noi siamo portatori di un peso eccezionale, siamo stati scelti e se siamo qui è, perché siamo uniti da qualcosa, che ci lega profondamente. 
Il concetto vero è saper trasmettere quello che proviamo durante il trasporto. Un pensiero di solidarietà ed aiuto,  e loro se lo apettano. Vengono per vedere i nostri occhi, quel momento che solo il passaggio può dare e dobbiamo essere di un unico sentimento, all’unisono, per fare solo quello che Santa Rosa ci ha chiamato a fare: dare aiuto, speranza…
Io penso, ma poi si interrompe perché si commuove e scroscia un lungo  abbraccio, sfido  chiunque a guardare i vostri occhi, come sto facendo ora io. 
Che ognuno di voi possa regalare gioie, speranza ed un abbraccio fraterno a tutti quelli che ci vedranno stasera. 
Da domani inizia il nuovo anno, Vi auguro di essere uomini migliori, persone diverse…e come sempre il nostro inno a Santa Rosa: Evviva Santa Rosa!” E i Facchini forti, determinati e carichi rispondono: “Evviva!”
I facchini di Santa Rosa sono pronti per andare a San Sisto
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