Rosy Shoshanna Bonfiglio: “L’Arte è lo strumento per restituire all’uomo se stesso

Autrice del libro di poesie NEI GIARDINI DELL’EREBO poi diventato un progetto di creazione, educazione e riflessione collettive, Rosy Shoshanna Bonfiglio è un’artista impegnata nella recitazione, nella musica e nella scrittura.

Rosy Shoshanna Bonfiglio

Diplomatasi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, prende parte a importanti produzioni dirette da grandi firme del teatro italiano.

Il suo percorso artistico la vede Vocalist poliedrica per la musica e per il teatro, oltre che autrice e regista di spettacoli. A questo, affianca l’attività di Acting e Business Coaching.

Rosy Shoshanna Bonfiglio
Rosy Shoshanna Bonfiglio

Da mesi sentiamo parlare e leggiamo sui tuoi canali social di questo progetto del Giardino, nato dalla pubblicazione del tuo libro di poesie NEI GIARDINI DELL’EREBO. Se dovessi spiegarci in poche righe che cos’è, cosa ci diresti?

Il Giardino è una FABBRICA DI BELLEZZA, uno spazio in cui si ha cura di coltivare il patrimonio immenso di risorse intangibili di cui ciascuno è sede. Si parla spesso di rivalutazione del territorio: il Giardino fa questo, ma il territorio che rivaluta sono le persone.

In che modo questo progetto dialoga con il cambiamento epocale che stiamo attraversando?

Come ho raccontato e scritto spesso, la decisione di pubblicare il libro alla fine di marzo non è stata affatto casuale, ma figlia del momento storico che stavamo attraversando e del mio personale sentire in quel momento. Mi era chiaro da subito che la necessità di rendere il libro disponibile a tutti attraverso la sua pubblicazione, non fosse per me un fatto puramente “editoriale” o letterario. Si trattava di piantare il primo seme di un processo di coltivazione più ampio, che pure ho sentito particolarmente necessario mentre la vita sembrava inaridirsi attorno a noi. L’inaridimento non era dovuto soltanto alle conseguenze concrete della pandemia, con i suoi innumerevoli morti, con le sue quotidiane notizie angosciose. La reazione umana a questa crisi mondiale ha evidenziato di certo delle importanti carenze sul piano interiore ed esistenziale, una significativa fragilità di spirito nel fronteggiare un fenomeno fuori dalla nostra portata, che facilmente ha messo capo a ulteriori lotte di potere, scetticismi, violenze. Se c’è una cosa che vorrei si potesse imparare da questo tempo, è che tutto ciò che possediamo o crediamo di possedere non basta. Non basta mai e mai basterà. L’unica fonte rinnovabile per garantire la vita sarà sempre e solo la vita stessa, quindi la natura e l’uomo. Abbiamo aggiunto tanta di quella roba che quasi non li vediamo più, contribuendo quotidianamente alla loro sistematica eliminazione, al loro esaurimento, alla loro mortificazione. La pandemia, come ogni disastro epocale, può ricordarcelo così che corriamo ai ripari. E qui parte la rivalutazione del territorio, la rivalutazione dell’essere umano.

Se il Giardino si occupa di ‘rivalutazione umana’, quale ruolo gioca nello specifico l’Arte all’interno del progetto?

La grande missione a cui mi sto dedicando da tempo e soprattutto attraverso il Giardino è quella di contribuire alla ricostruzione di un’idea di Teatro. Quando io uso la parola Teatro non intendo necessariamente lo spettacolo, gli attori, gli spettatori, il palcoscenico etc. Teatro per me è il luogo dello sguardo: tutta l’Arte è Teatro per come io la intendo, pure la musica che si ascolta è sguardo, perché sei guardato da ciò che la musica evoca in te, è un discorso di incontro e l’Arte ha sempre a che fare con almeno due vite che si incontrano in un punto. L’Arte è la porta d’accesso a tutto questo. Senza la rappresentazione, il segno, la trasposizione, non potrebbe esserci lo sguardo, coincideremmo con tutto, senza mai poterci vedere. E dato che per rivalutare un territorio il primo passo è certamente conoscerlo, ecco che per coltivare e far fiorire in tutta la sua bellezza un essere umano, è indispensabile che lui si veda, si conosca, diventi consapevole. Non si tratta solo di essere consapevoli di noi in quanto singoli. Non esistiamo se non in rapporto a tutte le cose, al mondo, agli altri, al visibile e al non visibile. Questa conoscenza, questo sguardo sistemico è fondamentale. E cos’altro se non l’Arte riesce a raccontare e custodire l’intera storia dell’uomo e del mondo affinché quello specchio sia sempre ben limpido e a disposizione per guardarci dentro, salvandoci dal pozzo senza fondo del nostro miope egoismo? Ecco che quindi nel Giardino l’Arte è lo strumento per restituire all’uomo se stesso, per allenare il suo sguardo e la sua visione, per renderlo consapevole della sua specificità, unicità e integrità, che possono realizzarsi soltanto attraverso la coscienza profonda della sua costitutiva parzialità. Questo impiego dell’Arte come motore costante è avvenuto in prima istanza attraverso il lavoro con gli artisti, prima con le loro opere ispirate alle poesie del libro, poi con le domande che hanno formulato. L’Arte innesca quindi un meccanismo virtuoso da cui si generano continuamente consapevolezza e ricerca rinnovabili. Così il Giardino opera la sua Fioritura.

Quale sarà il futuro del Giardino?

In una fabbrica si fa e non ci si ferma mai. Quando dico fabbrica non la intendo solo in senso metaforico, penso realmente a uno spazio di lavoro, di incontro, scambio e costruzione. La pandemia mi sta inevitabilmente costringendo ad alimentare questo embrionale processo attraverso i social, ma mi è chiarissimo che la natura del Giardino sia sociale in senso tradizionale, fortemente concreta e che come tale abbia bisogno di una dimensione viva e non virtuale per fiorire pienamente. Questa fase attuale corrisponde per me a un momento di ricerca, sperimentazione e preparazione, in cui verificare e sfidare i presupposti, osservare, ascoltare. Come dico sempre nulla esiste a monte, le idee non nascono nella nostra testa o comunque non solo. Hanno bisogno di respirare, di prendere la loro forma con il tempo necessario. Oggi non è possibile fare tante cose a causa della pandemia, ma possiamo di certo preparare il terreno, seminare degli spunti, degli stimoli per far emergere i principali bisogni di cui il Giardino andrà ad occuparsi domani, nella sua massima espressione.

Rosy Shoshanna Bonfiglio
Rosy Shoshanna Bonfiglio

 

 

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