Per riflettere prima della Messa: XXVI Domenica Per Annum, 20 settembre 2026 – Anno A
Il figlio del "Sì" e il figlio del "No" Mt 21,28-32
Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. […]».
È una parabola riferita unicamente da Matteo. Gesù avvia il racconto della parabola con l’intento di coinvolgere i suoi uditori lanciando una generica provocazione: che ve ne pare? E chiude chiedendo ai presenti di procedere a una precisa scelta: Chi dei due ha fatto la volontà del padre? Il primo figlio risponde “sì” al padre, ma poi non va nella vigna a lavorare; il secondo invece, risponde subito e con malagrazia ma poi, pentitosi, va nella vigna.
Nel figlio del “sì” soltanto verbale, sono individuate le autorità giudaiche (scribi e farisei), le quali dichiarano di voler attuare la volontà di Dio, di voler osservare fedelmente la legge e di voler riconoscere e accogliere il Messia. Ma nella pratica poi restano soltanto dichiarazioni verbali e null’altro. Nella logica dei fatti, i giudei avrebbero dovuto collaborare con il Messia per la diffusione e lo sviluppo del messaggio evangelico. E invece nella concretezza degli eventi, Dio avrebbe dovuto tener presente la loro volontà e le loro aspirazioni; l’osservanza della legge doveva restare soltanto un impegno per una pratica esteriore, e il Messia era stato rifiutato decisamente perché non rientrava nei criteri delle loro attese.
Nel figlio del “no”, mutato poi in “sì”, sono individuati i pagani, cioè i lontani, i peccatori, gli esclusi, le prostitute, il peggio dei peccatori. Anzi, Gesù cita provocatoriamente, in primis, i pubblicani, cioè gli esattori di imposte, che erano ritenuti dall’opinione comune come pubblici peccatori impossibile a convertirsi. Questi invece risultano gli esecutori pratici della volontà di Dio; hanno creato una vera armonia tra pensiero, parole e azione; il “sì” dichiarato alla volontà di Dio è diventato il “sì” della loro vita quotidiana. Il Vangelo annunciato da Gesù non è fiorito solo sulle loro labbra ma è passato nelle mani diventando gesto concreto. Pertanto, conclude Gesù: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”.
La lezione per noi giunge chiara e convincente: non ci si salva con le sole parole, sia pur tanto suggestive e consolanti. Gesù al termine del discorso della montagna ammonisce: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del padre che è nei cieli” (cfr. Mt 7,1). Sant’Ignazio d’Antiochia a sua volta insegna saggiamente: “Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero. È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo. È cosa buona insegnare, se chi parla pratica ciò che insegna. Egli con la sua parola opererà e con il suo silenzio si farà conoscere”.
E non è mai troppo tardi per rispondere al Signore e mutare decisamente il “no” in “sì”. E d’altra parte non è affatto saggio cullarsi con un “ormai” e restare inattivo e inoperoso. Puoi sempre fare oggi quel che non hai fatto ieri. Puoi procedere a una radicale conversione e rovesciare la situazione della tua storia. Dalle tenebre si può passare rapidamente alla luce, dal negativo al positivo, dall’errore alla verità. Dio del resto non ha mai fretta di chiudere i conti con noi. Anzi, ogni mattina della vita ci rinnova l’invito: “Oggi se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione” (Eb 3,15).