“Il chiacchiericcio contro gli altri è una peste più brutta del Covid“.
Si è espresso così Papa Francesco, ieri all’Angelus.
In una piazza San Pietro soleggiata, il Pontefice lancia questa osservazione, che sarebbe bene tenere presente.
Troppe malelingue, troppa invidia, maldicenza. Non condanne, non calunnie, bensì rispetto, solidarietà, aiuto.
Invece di spettegolare, è meglio usare la cosiddetta ‘correzione fraterna’, una sorta di pedagogia del recupero, non infierire la lama.
Testimoniare il Vangelo, non è certo facile in questo tempo dove l’effimero, il superficiale apparire domina incontrastato in molti.
Le maldicenze sono lo specchio di un’anima corrotta e sporca, vittima dell’odio.
“Quando noi vediamo uno sbaglio nei fratelli, di solito la prima cosa che facciamo è andare a raccontare agli altri”, ha affermato il Papa. Questo genera una chiusura del cuore alla comunità, chiude l’unità della Chiesa.
Chi sparla e chiacchiera, chi insinua sul conto degli altri il più delle volte senza senso e senza sapere, fa il gioco del diavolo, sempre pronto a seminare zizzania. Diventa uno strumento del male, nonostante i segni di croce, l’ascolto della Messa, per non parlare di Comunioni senza valore con certi sentimenti nel cuore.
L’invito di Papa Francesco è esplicito: “Il chiacchiericcio è una pesta più brutta del Covid!. Facciamo uno sforzo: niente chiacchiere“.

Foto tratte dal web
