Lo scrittore Giovanni Margarone: “Ogni crisi della storia dell’uomo-sia essa una guerra, un’epidemia, una catastrofe naturale, una catarsi economica e sociale-può insegnarci a cambiare la rotta, ma dobbiamo averne memoria”

Un futuro quanto mai incerto, un costante bombardamento mediatico, il terrore lungo la schiena e una sofferenza condivisa hanno stravolto le nostre vite a partire dall’arrivo della pandemia.

La penna di Giovanni Margarone, sempre attenta ad approfondire e a non perdere per strada i valori più importanti, ha dato vita al saggio 2020 Il mondo si è fermato – Ci avrà insegnato qualcosa?

Giovanni Margarone

Giovanni, in tanti durante il primo lockdown avete sentito la necessità di mettere nero su bianco i propri pensieri, le proprie riflessioni. Che cosa ti è scattato dentro?

Penso che chiunque abbia avvertito la necessità di esprimersi, colpito da una forza esterna che ha provocato improvvisamente uno sconvolgimento emozionale di paura e sofferenza dovuto a quel “non sapere come sarà” al “quanto durerà e se finirà”. Il pensiero, come si sa, viene espresso in vari modi che fanno parte del complesso sistema della comunicazione personale, che scaturisce direttamente dal nostro “io”. Per questo chiunque si è espresso, pure chi, colto dalla paura, si è chiuso in se stesso, comunicando con il suo stato d’essere la sua apprensione. Durante il primo lockdown, il più duro per tutti, ho avvertito la necessità anche io di esprimermi e l’ho fatto scrivendo, il modo che più mi era congeniale, tutto qui.

Hai fatto riferimento a idee a sfondo filosofico, letterario, storico, sociologico e non solo. Come le hai scelte?

Non ho scelto, ho semplicemente lasciato libera la mia emotività. Da ciò è scaturito ogni capitolo, che in realtà era un editoriale scritto periodicamente sul blog letterario “Il mondo incantato dei libri” di Elisa Santucci. Un’ispirazione supportata delle mie conoscenze in ambito, appunto, filosofico, letterario, storico, sociologico. Le riflessioni scritte trattano, per la maggior parte, ma ripeto non unicamente, della nostra condizione umana aggravata dalla pandemia, che ha colpito non solo sul piano biomedico, ma anche sotto l’aspetto sociale e psicologico, quindi un vissuto anormale prolungato nel tempo e, per questo, causa di sofferenza. Una condizione di vita che dovrebbe farci capire quanto siano preziosi i nostri diritti che la Costituzione ci ha “riconosciuto” e non “attribuito”; uno status quo che noi, figli del dopoguerra, abbiamo sempre dato per scontato, tanto da considerarlo ovvio. Ma è bastata una situazione d’emergenza per rendere quello status quo vacillante e tutti, inesorabilmente, abbiamo cominciato a soffrire.

Se pensiamo, per esempio, a Manzoni, a Boccaccio, a Camus, in quale modo narrativo poeti e scrittori hanno raccontato il contagio rispetto a noi che, oggi, disponiamo di una moltitudine di mass media? Ovvero, forse il bombardamento mediatico ha sortito gli effetti opposti nell’opinione pubblica?

Le epidemie sono state descritte nelle loro opere da tanti scrittori dal passato e non solo, come nel caso del grande Camus. Io penso che più che affidarci al “credo” nei mass media, si dovrebbero leggere opere di autori del genere, perché queste veramente possono aprirci la mente e addirittura alleviare la nostra sofferenza. Quegli autori hanno raccontato la peste esorcizzando la paura, ammettendo la fragilità umana e la sua impotenza, ma parlando sempre di una speranza proveniente da Dio che vince perennemente sul Demonio causa della peste. Sono convinto che questi grandi scrittori, con la loro sensibilità, saprebbero ben usare i mezzi di comunicazione di oggi.

Riguardo al bombardamento mediatico, nel mio saggio c’è un capitolo appositamente dedicato, scaturito dalla mia personale irritazione per come sia stata ed è attualmente gestita la comunicazione riguardo alla pandemia. Mentre certi “comunicatori”, ma molto pochi del resto, sono riusciti a condurre un discorso perlomeno rassicurante, la maggior parte di loro, invece, sono stati inclementi. La corsa allo “scoop” è stata incessante, ossessiva e irrispettosa nei confronti di un’opinione pubblica impaurita, confusa e stanca. Le indiscrezioni sono diventate notizia, magari poi smentite. Alla comunicazione ufficiale, si è accavallata quella dell’uomo qualunque, magari incompetente, interessato soltanto a una visibilità che in passato non avrebbe potuto avere. Una vera selva comunicativa che nei social ha avuto la sua massima espansione ed espressione. Milioni sono i video di chiunque: negazionisti e non, no-vax e non, politici, virologi e pseudo-esperti vari. Non da meno è stata comunque la televisione, in cui sono aumentati a dismisura i talk-show con argomento esclusivo riguardante la pandemia, mentre i telegiornali, dal febbraio 2020, hanno dato spazio, sostanzialmente, solo alla pandemia, tralasciando altri gravi fatti o dandone un breve cenno alla fine delle scalette. La popolazione è satura e anestetizzata a causa dei martellamenti mediatici; tutto ciò, si badi bene, non è colpa della pandemia, che con i suoi morti testimonia quanto sia becero negarne l’esistenza, ma di chi l’ha raccontata; una narrazione che continua a provocare incertezza, disagio e paura. Nessuno di chi narra sa, a mio avviso, la verità sulla pandemia e le sue vicende; la sa benissimo solo chi ha consentito che il virus dilagasse, chi ha gestito la crisi epidemica, chi ha lucrato su di essa. La gente vorrebbe chiarezza, non è l’epoca dei ciarlatani, ma delle persone con senno per il bene di tutti, affinché sparisca l’idea di un futuro distopico.

Avevi mai riflettuto prima sul concetto di libertà?

Nietzsche, in “Umano, troppo umano”, parla degli spiriti liberi e a essi mi sono ispirato in un capitolo del saggio. Il filosofo, in tutta la sua opera, parla di libertà come essenza imprescindibile della natura umana. Personalmente la penso come lui e il concetto di libertà è radicato da sempre in me, come da sempre ci ho riflettuto. La libertà è un valore, perché l’uomo ha sempre combattuto per averla, ma in un’epoca ormai lontana da quando i nostri diritti erano negati, il comune sentimento si è abbandonato all’ovvietà: errato! La causa? La memoria corta. Ci siamo dimenticati di chi è morto per la libertà, per le sue idee liberali; di chi è stato imprigionato perché voleva consegnare ai posteri un’Italia nuova dopo la dittatura fascista. Cito Sandro Pertini che sognava che le giovani generazioni godessero di quella libertà a lui negata e quel sogno si è avverato. Lui e altri come lui ci hanno consegnato un futuro libero e il sacrificio di tanti giovani morti nella seconda guerra mondiale e durante la Resistenza non è stato vano. A Savona, c’è un monumento dello scultore Agenore Fabbri che rappresenta un uomo squarciato che piega le sbarre per tornare libero. Ebbene, guardiamo questa statua che è il simbolo di tutti i martiri della libertà, per ricordarci quanto questo valore umano sia prezioso e quanto vada protetto e difeso sempre e comunque.

Durante questo periodo di pandemia, abbiamo saggiato la sofferenza di non essere completamente liberi a causa delle restrizioni imposte per contenere i contagi. Che sia questo un insegnamento che il 2020 ci ha lasciato e un monito a non pensare che la libertà e tutti i diritti a noi riconosciuti e, ripeto, non attribuiti, siano scontati. Ricordiamoci di Giambattista Vico riguardo i corsi e ricorsi storici che, enucleando il concetto, ci avverte che la storia si ripete, così come si ripetono gli errori umani e tra questi, la privazione dei diritti fondamentali. Che la nostra temporanea condizione di libertà sospesa ci faccia riflettere su chi, oggi, non ce l’ha e soffre per diritti negati, povertà, guerre e dittature; noi che abbiamo avuto la fortuna di nascere dove vige la democrazia e lo stato di diritto.

Dove abbiamo fallito come essere umani, secondo te?

Il fallimento fa parte della natura umana, perché la perfezione dell’uomo è utopia. Siamo in una continua corsa verso l’Eden, il fine di ogni uomo e di ogni donna su questa terra è essere felice esorcizzando la paura. Ognuno di noi cerca il suo benessere, a prescindere dalla morale e dall’etica. E il benessere è ottenuto solo con la libertà di agire nel modo più a noi consono per raggiungere il nostro obiettivo; ciò si chiama autodeterminazione. Alcuni, in quest’esercizio, usano l’egoismo, altri l’amore. Ma la sostanza di tutto ciò è che ogni individuo insegue se stesso durante la vita, ma non pensa che il destino lo porterà sempre alla morte, perché questa è la verità. Papa Francesco continua a ripetere che ogni giorno di vita c’è un po’ di morte, per questo bisogna pensare a ogni giorno come fosse l’ultimo e gioire per ciò che abbiamo fatto e per ciò che siamo stati. Il vero fallimento non è nel mancato raggiungimento di un obiettivo, sia esso anche la felicità, ma non essere consapevoli che ogni attimo diventa già passato e non lo possiamo più modificare. Quindi pensare a ciò che abbiamo fatto e cercare di farlo meglio, imparando ad amare il prossimo, a creare ponti, scacciando il pregiudizio e l’indifferenza, perché la vita, concepita con un atto di amore, dove essere essa stessa amore vivendola senza giudicare il prossimo, senza sfruttarlo, bandendo l’egoismo; guardando invece dentro noi stessi, cercando di eliminare ciò che c’è di marcio e infecondo con onestà.

Abbiamo, infine, ancora qualche chance per imparare qualcosa da tanto dolore e progettare un futuro diverso, magari migliore?

Certo che ce l’abbiamo, ogni crisi della storia dell’uomo – sia essa una guerra, un’epidemia, una catastrofe naturale, una catarsi economica e sociale – insegna e può aiutarci a correggere la rotta magari addirittura smarrita. È chiaro che di fronte alla forza della natura siamo fragili, ma possiamo difenderci con le nostre conoscenze e il nostro progresso.

Io vorrei che le lobby delle multinazionali farmaceutiche, in questo momento così critico, lasciassero perdere gli orgogli e la fame di profitto, così da permettere anche ai paesi più poveri di vaccinarsi per debellare il Covid-19. Sabin, che sviluppò il vaccino contro la poliomielite, rinunciò al brevetto; per questo rinunciò a montagne di denaro per il bene di milioni di bambini infetti da quella terribile malattia. Quel virologo sconfisse la malattia e diede al mondo un insegnamento esemplare, ma che nessuno poi seguì. Purtroppo gli interessi economici hanno il sopravvento sempre sulla salute della collettività, come lo hanno su altri aspetti di questo nostro mondo pieno di contraddizioni e squilibri sociali.

Per questo dico che l’uomo è un essere difettoso, che dovrebbe sfruttare di più la sua intelligenza, con una necessaria forza di volontà, con più impegno, senza pensare al profitto sempre appannaggio di pochi. Il vero potere è il volere, non il denaro. Alla base di ogni progetto ci sono la forza di volontà e l’ingegno, abbandonando l’egoismo e promuovendo la solidarietà. Ognuno di noi, con il personale e disinteressato contributo, può concorrere a un futuro migliore. Come dicevo prima, è però necessario conservare la memoria al fine di non ripetere gli errori del passato e questo lo si può fare soltanto leggendo la Storia, ricordando sempre che sono esistite persone come Albert Bruce Sabin; ma come in questo caso, il bene non ha mai fatto notizia e ha vinto sempre il maledetto oblio.

Giovanni Margarone

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