La Scuola come laboratorio di interiorità

Quadrilogia di tre brevi spunti da concretizzare, più una sorpresa finale…

A SCUOLA DI COMUNITÀ

–  Terzo “petalo” –

Davide Pagnoncelli

Ciò che i bambini sanno fare insieme, domani sapranno farlo da soli”. (Lev Vygotskij, psicologo)

“Io non sono se non sono in un campo psichico con gli altri, con la gente, con gli edifici, con gli animali, con le piante”.(James Hillman, psicoanalista)

“La mia classe è piena di ragazzi sociali”. (Un ragazzo delle superiori di primo grado)

In un cervello ci sono, poco più poco meno, circa 10 miliardi di neuroni, però ciò che dà forma all’intelligenza non sono i neuroni in sé, ma sono le connessioni tra loro, le sinapsi. E queste connessioni si attivano quando ci sono interazioni col mondo: queste sono il risultato della relazione con l’ambiente circostante, con gli individui e con la società. L’intelligenza è strutturalmente intersoggettiva.

Ecco perché il cervello non potrà mai essere paragonato tout court ad una macchina, a un computer: perché l’intelligenza umana si forma nella relazione, nella condivisione di esperienze con altri soggetti, con i vari “tu” che entrano in gioco.

Per essere sani e continuare a star bene, anche in biologia occorre essere in relazione: per esempio, non possiamo fare a meno di convivere con i miliardi di microorganismi che abbiamo nel nostro corpo. Questi nostri coinquilini sono essenziali per il costante scambio di informazioni e di sostanze nutritive che consentono all’organismo di funzionare bene.

La buona salute ha bisogno di relazioni, stare bene implica saper convivere con equilibrio. Non siamo sufficienti a noi stessi; la nostra realizzazione non può avvenire esclusivamente all’interno dei nostri confini.

Per nascere, crescere, evolvere, formarci abbiamo bisogno di relazioni a vari livelli e con diversi gradi di profondità.

Per esempio, poco si è fatto per sviluppare l’intelligenza intrapersonale e interpersonale. L’apprendimento scolastico, di fatto, è una questione esclusivamente privata, del singolo; poco del gruppo, della comunità.

Al di là delle affermazioni teoriche, nella pratica quotidiana appare spesso vera la dura affermazione che ho ascoltato da un ragazzo: “Basta che io vada bene a scuola perché tutti siano contenti; nessuno si preoccupa se cresce anche la mia classe, il mio gruppo; allo spirito di squadra sembra più attento il mio allenatore di basket”.

La scuola ha il compito di formare cervelli pieni di contenuti e nozioni, individui colmi di cognizioni e di conoscenze o anche di formare “cittadini in relazione”?  La scuola ha l’obiettivo di educare un individuo che sappia essere autonomo e assuma le proprie responsabilità o anche che operi nella propria esistenza sempre connesso (con-nexus) con la comunità e col mondo?

Un alunno che termini la scuola conoscendo perfettamente tutti i contenuti delle materie, ma che non si conosca, che non si ri-conosca nella propria corporeità, nelle propria intelligenza emotiva e non abbia aumentato la propria intelligenza sociale, possiamo affermare che sia un soggetto formato in modo completo?

Vari e rigorosi studi hanno dimostrato che la creazione di relazioni efficaci nel gruppo-classe migliora pure i livelli di concentrazione e di apprendimento nelle varie discipline.

Pertanto è essenziale:

conoscere e conoscersi meglio, saper fare e saper fare assieme, saper essere e saper essere assieme, cioè saper convivere e compartecipare emotivamente. In tal modo lo sviluppo dell’intelligenza emotiva si potenzierà e si coniugherà più proficuamente con il sentimento sociale.

Un occhio alla didattica e al profitto, ma anche un occhio all’individuo in modo integrale e un occhio al gruppo inserito nella comunità.

– Fine terza parte –

Davide Pagnoncelli
Davide Pagnoncelli è Psicologo e Psicoterapeuta, formato in Teatroterapia e in Arteterapia. Oltre all’attività clinica, ha un’esperienza ventennale nell’ambito della psicologia scolastica come responsabile di un originale Servizio Psicologico di sistema.  Egli si definisce “allargacervelli” (non più “strizzacervelli”) perché il suo cervello e quello altrui preferisce allargarlo, ampliando prospettive. Ha scritto il libro “Figli felici a scuola”, Bruno Editore, Roma 2018¸inoltre ha pubblicato numersoi articoli  e ricerche su varie Riviste scientifiche. In particolare è impegnato in progetti pilota per approfondire il rapporto tra le varie forme di arte, in particolare la poesia, con la psicologia e con la psicoanalisi. In tal senso ha ideato nuovi progetti denominati Art Artist Therapy (AATH): un altro modo di gustare e di rivivere la personalità, l’intelligenza emotiva e il percorso creativo dell’artista connesso alle produzioni artistiche. Email: allargacervelli@gmail.com

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