La scrittrice Giulia Fagiolino come il Fanciullino di Pascoli: riscopre il nostro bambino interiore per superare le difficoltà

La scrittrice Giulia Fagiolino è nata a Siena, ma oggi vive in provincia di Viterbo.

Dopo aver vinto quattro premi letterari internazionali e aver  esordito in ambito editoriale con il romanzo “Quel Giorno” (Capponi Editore) nel giugno 2018, torna in libreria con l’opera “In un battito d’ali” edito da L’Erudita, Giulio Perrone editore.

Giulia Fagiolino

 

Giulia, il libro è nato nel corso degli anni, quando ascoltavi i racconti di fatti accaduti alla tua famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale. Quanto hanno influito i tuoi studi classici e l’amore per la Storia con la s maiuscola nella stesura di questo romanzo corale?

Gli studi classici hanno influito molto nella stesura, è grazie alla mia passione per la storia che sono riuscita a scrivere il libro. Non è semplice scrivere un romanzo storico, bisogna fare molta ricerca sia a livello nazionale che locale ed avere anche una buona connessione logica e spazio-temporale. Tra i tanti testi consultati, prezioso è stato il libro di storia che avevo al Liceo classico “Storia e storiografia” di Antonio Desideri, che aveva anche un’intera parte fatta di approfondimenti.

Hai preso spunto da episodi accaduti in varie zone della Toscana e in Umbria. Ora vivi in provincia di Viterbo. Seppure si tratti di zone tutte nel Centro Italia, noti differenze tra le tre regioni a livello storico/culturale?

A livello culturale non ho notato molte differenze. A livello storico ho deciso di ambientare il romanzo in Toscana nella zona di Pontassieve, sotto la Linea Gotica, perché lì sono accaduti molti più fatti, anche alla luce dei racconti che mi sono stati riportati, come gli eccidi, le rappresaglie ed anche la lotta partigiana era molto sentita.

Hai esordito al Caffeina Festival di Viterbo nel giugno 2018, hai partecipato a “Più libri più liberi” al Roma convention Center La Nuvola nel dicembre 2018 e al Salone internazionale del Libro di Torino nel 2019. Quanto ti mancano queste occasioni di incontro tra scrittori, editori e lettori?

Sono tutti eventi ed esperienze che vale la pena di fare. In un certo modo ci si sente anche “più scrittori”. Questa emergenza sanitaria a breve mi auguro che finisca, dopo ci sarà tutto il tempo per rifarsi e partecipare a queste iniziative.

Inoltre, hai vinto quattro premi internazionali: “Premio speciale circoli culturali il Porticciolo” al Premio letterario internazionale Montefiore 2018; “Segnalazione al merito” al premio internazionale Michelangelo Buonarroti 2018 a Forte dei Marmi; “menzione al merito” al Premio letterario residenze gregoriane a Tivoli 2019; “menzione al merito” al premio internazionale Giglio Blu di Firenze, dove nelle motivazioni ti hanno paragonato al “fanciullino” di Pascoli. Ci spieghi meglio questo accostamento con il grande e celeberrimo autore?

Sì, con il primo libro sono stata paragonata, con grande onore direi ed anche inaspettatamente, al fanciullino di Pascoli. I miei libri li definisco “catartici”, perché attraverso la sofferenza i personaggi riescono a trovare una via d’uscita e ad andare avanti. Il riferimento al fanciullino è perché è possibile superare i momenti difficili riscoprendo il bambino che è dentro di noi, guardando la realtà proprio con gli occhi pieni di entusiasmo e stupore dei bambini, con la mente libera da preconcetti.

Tornando alla Storia, ti piacerebbe in futuro scrivere una nuova opera ambientandola in un’epoca diversa?

Certo, perché no. La passione per la storia ce l’ho, potrebbe anche essere il prossimo romanzo, ma ancora non posso dirlo con certezza.

Infine, una curiosità: hai descritto i sacrifici, gli stati d’animo, le preoccupazioni, le speranze di un periodo storico notoriamente tanto difficile quanto quello della Seconda Guerra Mondiale. Oggi la pandemia ci mette di fronte a un nemico invisibile da combattere e da cui difenderci. Ritieni che le reazioni di allora siano profondamente diverse o simili rispetto a quelle odierne?

Avevo scritto questo libro in epoca antecedente alla pandemia. Non avevo idea di quello che sarebbe accaduto. Ho trovato molte similitudini con lo stato nostro attuale ed il romanzo, come la sensazione di impotenza, la sofferenza, molti hanno perso i propri cari. I personaggi, un po’ come facciamo noi oggi, si danno manforte con frasi del tipo “andrà tutto bene” o similari, si spalleggiano reciprocamente. Logicamente quando sarà il momento dovremo essere pronti per riiniziare, proprio come nel libro.

Giulia Fagiolino, scrittrice
Giulia Fagiolino, scrittrice
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