Il poeta e scrittore Gerry Di Lorenzo e il suo continuo viaggio alla ricerca della felicità

Dopo la sua prima silloge poetica Pensieri di un poeta mediocre pubblicata nel 2019, il poeta e scrittore Gerry Di Lorenzo torna a far parlare di sé con la nuova opera In viaggio (Robin Edizioni).

Gerry Di Lorenzo

Gerry, partiamo dal titolo: cosa significa per te il concetto di “viaggio”?

Viaggio vuol dire esplorare, scoprire, cercare. Praticamente è un non fermarsi mai. Viaggiare, però, allo stesso tempo è anche sinonimo di scappare. Si scappa dalle sofferenze alla ricerca di qualcosa di migliore. La meta preferita dei miei viaggi è il mio animo. Amo scherzare dicendo che entro ed esco da dentro me quando voglio; arrivo nei miei punti più profondi ed intimi per ritornare “fuori” più vivo di prima. Si tratta di un continuo vagare alla ricerca di me stesso, alla ricerca della felicità ed è un viaggio incredibile.

Dalle tue note biografiche si apprende la passione che nutri fin dalla giovane età per la musica. Ritieni che la musicalità di una strofa sia la stessa da ricercare in un verso?

La poesia deve avere una sua musicalità. Tante mie poesie hanno una parte musicale, addirittura ho creato degli arrangiamenti per renderle canzoni e sinceramente non riesco a immaginare dei versi privi di una linea melodica. Per me i versi e la musica sono le due facce della stessa medaglia. La musica ha il potere di parlare al cuore quanto i versi, quindi mettere insieme note e parole è una libidine assoluta.

Gerry Di Lorenzo
Gerry Di Lorenzo

Veniamo poi alle tue origini, vicino Napoli. Ti sei mai chiesto se il notorio “spirito partenopeo” ti aiuti a compiere quel continuo viaggio di cui parli?

Sinceramente non credo. Di partenopeo ho sicuramente la passionalità, la forza di trovare sempre un buon motivo per ridere. Ho un animo inquieto che non è propriamente partenopeo. In realtà ho vissuto troppi anni lontano dalle mie origine e questo mi ha dato la possibilità di “rubare” un po’ ovunque ciò che più mi piaceva e che vedevo simile a me. Sono un soggetto poco influenzabile ma che ama assorbire ciò che reputa formativo ed offre possibilità di crescita interiore.

C’è un componimento all’interno della silloge che ami particolarmente?

Direi di no. Considero i miei componimenti miei figli ed i figli si amano tutti in egual misura. Poi c’è quello che ti fa ridere, c’è il dolce, il ribelle, l’innamorato, il deluso. Tutti diversi ma stretti in un solo amore. Amo ringraziarli poiché hanno la forza di liberarmi dai tormenti… che sono tanti.

In chiusura, dopo le prime due raccolte di poesie, ti sei avvicinato alla prosa ultimando la scrittura di un romanzo. Perché questo salto letterario?

Perché sono eternamente in viaggio. È una nuova scommessa. Non riesco a sedermi e amo mettermi sempre in gioco. Dopo due sillogi poetiche che mi hanno dato un discreto successo, sarebbe stato logico e opportuno viaggiare su quest’onda e pubblicare la terza. Invece ho voluto assaporare l’esperienza di scrivere un romanzo che presto condividerò con chi avrà il piacere di leggerlo. Non è stato semplice passare dalla poesia alla prosa. La poesia richiede il dono della sintesi, mentre la prosa è l’esatto contrario. Scrivere un romanzo è qualcosa che mi ha sempre affascinato e sapevo che prima o poi l’istinto mi avrebbe detto di provarci.

Gerry Di Lorenzo
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