I Tredici, il declino dell’Occidente e la lotta per la verità: parla G. L. Barone

Attentati sotto falsa bandiera, deep state, crisi geopolitiche: Il rapporto Omega Indomitus Publishing) affonda le mani nei nervi scoperti del presente. G. L. Barone torna con un thriller che sfida le verità preconfezionate e interroga i meccanismi del potere. Con lui abbiamo discusso di fiction, realtà e delle ombre che si muovono tra le due.

I Tredici, il declino dell’Occidente e la lotta per la verità: parla G. L. Barone Francesca Ghezzani infinite realtà.itG.L., ci racconti chi sono I Tredici?

Ti rispondo con un virgolettato preso direttamente dal Rapporto Omega, che rende bene l’idea, anche se ti farà sorgere tante altre domande… “Ci chiamano “I Tredici” e, probabilmente, fino a oggi non hai mai sentito parlare di noi. Proveniamo da antiche e nobili famiglie e insieme deteniamo una ricchezza pari a quella del 95% dell’umanità. Possediamo quasi tutte le banche centrali del mondo, controlliamo i mezzi d’informazione e finanziano ogni conflitto fin dai tempi della rivoluzione francese. Anche i governi delle Nazioni, naturalmente, rispondono a noi. Compreso il tuo.”

In che senso il titolo “Il rapporto Omega” allude non solo alla fine di un sistema geopolitico, ma anche alla fine morale dell’Occidente stesso?I Tredici, il declino dell’Occidente e la lotta per la verità: parla G. L. Barone Francesca Ghezzani infinite realtà.it

L’alfa e l’omega, secondo la tradizione, simboleggiano l’inizio e la fine di tutto. Ed è proprio questo lo spunto da cui parte il libro: l’idea che la nostra società, e il mondo intero, siano ormai a un bivio. Se l’occidente vuole sopravvivere, deve prendere consapevolezza che gli equilibri post bellici, che ci hanno regalato benessere e progresso per settant’anni, stanno svanendo. L’ottanta percento dell’umanità non guarda più a noi come un obbiettivo da raggiungere, bensì ci considera quelli che provocano guerre per profitto, che sfruttano risorse altrui, che con la scusa di esportare la democrazia, vogliono comandare a casa degli altri. Dietro a queste considerazioni si muovono i miei personaggi.

Questo libro, quindi, è un invito al disincanto o una denuncia del controllo globale dei Tredici?

Il rapporto Omega è un romanzo di intrattenimento, e questo vuole essere. Le logiche che muovono i personaggi sono però profondamente calate nella realtà. Io non do giudizi ed anzi affronto le tematiche dal punto di vista di ogni singolo attore: spetta poi al lettore parteggiare per una posizione invece che per un’altra. Anche perché in ogni visione e in ogni punto di vista, c’è comunque sempre un lato positivo e un lato negativo, un bianco e un nero, un Alfa e un Omega.

Se affermo che nel finale domina il senso di impotenza, ovvero i protagonisti smascherano la cospirazione ma il sistema resta intatto, mi dai ragione o ti senti di controbattere?

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G. L. Barone

Non sono d’accordo. È vero che a volte le lotte di chi vuole la verità sono un po’ come quelle di Davide contro Golia. Ma alla fine Davide vince. Io credo che la differenza la può fare la consapevolezza delle persone, più saranno quelle che riusciranno a vedere “oltre”, più ci saranno possibilità che il futuro sia migliore del presente. Perché è vero che Panem et circenses spesso sono sufficienti a mantenere lo status quo di chi sta nella stanza dei bottoni, ma quando le vacche grasse smettono di essere grasse, il calcio non basta più…

Dove si trova, per te, l’equilibrio tra azione e contenuto politico durante la stesura di un libro?

Io credo che in un libro di intrattenimento la parte del leone la debba fare l’intreccio, l’azione, il giallo. Il contenuto politico deve fare solo da sfondo, deve creare un contorno credibile alle vicende dei personaggi.

Un’ultima curiosità. Molti tuoi romanzi ruotano intorno a élite segrete e poteri occulti. In Il rapporto Omega, però, emerge a mio avviso anche una dimensione più intima e morale. È un’evoluzione del tuo modo di raccontare il potere o una riflessione personale maturata nel tempo?

La serie si è evoluta: quando è nata si poteva forse usare l’appellativo “cospirazionista”. Con gli anni l’idea che davvero esista un potere esterno che sta sopra gli stati e l’ordine democratico ha cominciato a diventare consapevolezza. Nessuno di noi riesce ancora a dare un volto ben definito a questo deep state sovranazionale, ma credo che ognuno, se sa dove guardare, riesca a intravederlo. E l’evoluzione della serie è stata proprio in questo senso: siamo passati dal buio alla penombra… e chissà che in futuro non si arrivi alla piena luce.

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