Arriva il gelo e, puntuale, si presenta la “strage invisibile” delle persone che muoiono per strada, abbandonate ed in estrema solitudine.
Nel 2025 in Italia sono morte 414 persone senza dimora, stando ai dati della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, che da ben sei anni è impegnata a raccogliere i dati sui decessi dei cosiddetti ‘clochard’.
Nel 34% dei casi i ritrovamenti sono avvenuti in strada, parchi e aree pubbliche, come riportato dallo studio della fio.PSD.
Il freddo accentua notevolmente le difficili e precarie condizioni di vita di questi esseri umani che hanno perso tutto. Sono ben 226 i decessi registrati tra lo scorso inverno e la primavera.
Vite spezzate, persone che avevano una famiglia, poi si sono separate e da lì ,è stato molto difficile risalire la china. Tutto è sfuggito di mano ed in poco tempo sono finite per strada, dopo la perdita del lavoro o per una malattia. Un ciclo negativo e vizioso, accompagnato dalla depressione, che travolge senza pietà queste vittime silenziose.
Nove su dieci sono uomini e tra gli extra comunitari ci sono marocchini, ed anche indiani, pakistani. La morte non bada all’età: si muore a pochi mesi, come ad oltre 90 anni.
L’età media è di 46,3 anni, per gli italiani è di ben 82 anni.
Praticamente una sorta di città sommersa, quasi celata nella città, ma è sommersa, dove in molti non vedono e non vogliono vedere. Notevole lo sforzo e l’impegno di associazioni e volontari, ma evidentemente queste morti per il freddo sono soltanto la punta di un iceberg. C’è molto di più.
Non bastano coperte, un pasto caldo che sono di per sé un grande aiuto, ma bisogna occuparsi veramente di questa situazione con aiuti concreti e mirati come aiutare i senzatetto a reinserirsi nella comunità, strappandoli dalla solitudine e dall’oblio, dallo scarto.

Nel novembre 2016 Papa Francesco in occasione del Giubileo dei senza fissa dimora, aveva sottolineato che troppo spesso sono considerate quasi come dei rifiuti della società, affermando che: “La persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata, perché si preferiscono le cose che passano. E questo è inaccettabile, perché l’uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio. Ed è grave che ci si abitui a questo scarto; bisogna preoccuparsi, quando la coscienza si anestetizza e non fa più caso al fratello che ci soffre accanto o ai problemi seri del mondo, che diventano solo ritornelli già sentiti nelle scalette dei telegiornali”.
Incisive le parole della filastrocca di Gianni Rodari intitolata “Primo gelo“, un esplicito invito a non girarci dall’altra parte, a non dimenticare chi vive ai margini di una società troppo spesso indifferente, dove ormai le disuguaglianze sono sempre più evidenti ed insormontabili.
Primo Gelo di Gianni Rodari
Filastrocca del primo gelo:
gela la neve caduta dal cielo,
gela l’acqua nel rubinetto,
gela il fiore nel vasetto,
gela la coda del cavallo,
gela la statua sul piedistallo.
Nella vetrina il manichino
trema di freddo, poverino;
mettetegli addosso un bel cappotto,
di quelli che costano un terno al lotto:
finché qualcuno lo comprerà
per un bel pezzo si scalderà.
