Coronavirus, sette mesi fa la preghiera di Papa Francesco in una vuota piazza San Pietro

Era il 27 marzo 2020, quando in mondovisione veniva trasmessa la preghiera solitaria di Papa Francesco, in piazza San Pietro.

Sette mesi fa come affermato dal Papa in quella circostanza “Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo“. 

Già, “nessuno si salva da solo“, perché solo uniti, compatti, aperti di mente e di cuore, possiamo venire fuori dalle situazioni difficili, come anche da questa terribile pandemia.

Preghiera Papa Francesco 27 marzo 2020
Piazza San Pietro, 27 marzo 2020

Abbiamo ancora impresse le immagini di una San Pietro deserta, con la pioggia, dove Papa Bergoglio  aveva pregato con i fedeli collegati da tutto il mondo, per la fine di questo flagello. 

Accanto a lui il crocifisso di san Marcello, proprio quel crocifisso miracoloso che, nel XVI secolo, liberò  Roma dalla peste e l’icona della Salus Populi Romani.

Il virus sta continuando la sua folle corsa, tra chi cerca una parvenza di normalità, tra chi ne approfitta per fare il suo gioco politico, tra chi ha dovuto chiudere la propria attività commerciale, tra chi non ha ricevuto la  cassa integrazione. Non dimentichiamoci i morti, tanti e morti soli, senza il conforto dei loro cari, un funerale.

Non dimentichiamoci i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, le Forze dell’ordine, i trasportatori, i Sacerdoti, i volontari morti in questo vortice chiamato Covid-19. Non rendiamo vane queste morti, non rendiamo vani questi sacrifici. 

Come aveva detto Papa Francesco, alla fine “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati”, eppure i soliti stolti superficiali hanno continuato a fare di testa propria e così hanno contagiato i loro cari, i loro amici tra movida e vacanze. E quello che si temeva, si è prontamente verificato: l’aumento dei contagi e, quindi, delle restrizioni, perché altro non sono riusciti ancora a fare. Non c’è altro modo che ricorrere a misure restrittive, mentre non ci abbracciamo da tanti mesi, mentre non ci baciamo da tanto tempo.

È ancora emergenza. Usate il buon senso.

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