Canino, inaugurata la mostra “La Sfinge di Vulci”

È stata inaugurata sabato 31 luglio,  alle 18:00, presso il Museo della Ricerca Archeologica di Vulci a Canino,  la mostra “La Sfinge di Vulci”.

L’origine della figura mitica della Sfinge va ricercata in Grecia, dove compare nel mito di Edipo. La Sfinge, testa di donna, corpo di leone, coda di serpente ed ali di aquila venne inviata da Era a Tebe per punire la città, colpevole di tollerare il rapimento del fanciullo Crisippo da parte del re Laio. Stando accovacciato sul monte Ficio, nei pressi della città, il mostro poneva ad ogni viaggiatore il celebre indovinello: “Quale essere con una sola voce ha talvolta due gambe, talvolta tre ed è tanto più debole quante più ne ha?”.

Chi non riusciva a risolvere l’enigma era strangolato e divorato sul posto. Solo Edipo rispose esattamente “È l’uomo”. La Sfinge, avvilita per la sconfitta, si gettò giù dal monte e i Tebani grati ed esultanti acclamarono re Edipo. Nel territorio vulcente si è sviluppata una vera e propria tradizione, che ha dato vita ad una fiorente attività specialistica proseguita, senza soluzione di continuità, per quasi un secolo di riproduzione coroplastica di queste figure ponendole all’ingresso delle tombe. A queste sculture che riproducono soprattutto sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, almeno in origine era demandato il compito di tenere lontano l’influsso degli spiriti maligni ma ben presto la loro prerogativa divenne quella di “guardiani” destinati a vegliare sulla pace dei morti e a tener lontano gli avversari che volessero turbarne la quiete.

la mostra “La Sfinge di Vulci”
La Sfinge di Vulci

Nel caso del frammento di sfinge, in seguito ad un’attenta opera di pulitura delle superfici, effettuata con il supporto di un video-microscopio che ha permesso una visione ravvicinata della materia di superficie, sono state evidenziate tracce di pigmento di colore ocra rossa, ad occhio nudo non sempre percettibili ed in contrasto con il colore grigio della ruvida pietra vulcanica in cui è stata scolpita l’immagine. Le tracce di pigmento sono riconoscibili su più punti del volto della sfinge: in corrispondenza del collo, sotto il mento e accanto all’occhio destro.

Nel novembre del 2011, grazie ad un finanziamento della Regione Lazio, è stata avviata una campagna di scavo N sistematico in un settore della Necropoli dell’Osteria, vasta area a NW del pianoro urbano. Esplorata fin dall’Ottocento, la Necropoli della Osteria ha restituito alcune delle più importanti testimonianze funerarie di Vulci a partire dalla metà dell’VIII secolo a.C. Nel corso dello scavo è stata in particolare individuata la tomba 14, nota come “Tomba della Sfinge”, monumentale ipogeo funerario risalente al VI secolo a.C. Le eccezionali dimensioni del lungo dromos (m 28), tramite il quale si accedeva al vestibolo ed alle camere funerarie, testimoniano l’importanza della famiglia che qui seppelliva i suoi membri.

La mostra della Sfinge di Vulci si è organizzato fa parte di una ”caccia agli animali fantastici” nell’antico territorio vulcente. Gli artisti hanno sempre cercato di tradurre le inspiegabili forze naturali in creature mitologiche, che incutessero timore negli astanti. Si è pensato, dunque, di organizzare una vera e propria caccia, in cui i partecipanti possano cercare gli animali fantastici attraverso l’ausilio di una mappa scoprendone origini e caratteristiche. Una volta ottenuti tutti gli adesivi corrispondenti agli animali si potrà scegliere tra uno dei premi messi a disposizione nei musei. L’itinerario si sviluppa dalla necropoli di Sovana ai musei civici di Pitigliano e Ischia di Castro, al Parco Archeologico “Antica Castro”, al Museo della Ricerca Archeologica di Vulci a Canino, al Parco Archeologico di Vulci, sino al complesso monumentale di San Sisto a Montalto di Castro; 4 musei e 3 parchi.

La mostra vede la collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, la Regione Lazio, il Comune di Canino, il Comune di Montalto di Castro, la Fondazione Vulci e la rivista Archeo.

La mostra resterà aperta sino al 26 settembre

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