Era il 16 agosto 1972 quando nei fondali di Riace, in Calabria, vengono scoperte due statue greche durante una battuta di pesca subacquea, alla profondità di 8 metri. Sono i Bronzi di Riace.
Belli, veramente belli: una muscolatura perfetta, ma quello che colpisce è il fiero portamento.
Il bronzo A ha riccioli ed una fascia in testa, il bronzo B ha un copricapo, l’occhio destro cavo, una ampia fessura dietro il cranio.
Sono considerati una delle testimonianze più significative dell’arte greca classica, divenuti il simbolo della città di Reggio Calabria. Attualmente le statue sono esposte al Museo Archeologico di Reggio Calabria, dove sono tornate nel dicembre 2013, dopo il restauro del museo, che è tutt’ora in corso.
I Bronzi di Riace sono alti 1,98 e 1,97 metri e pesano 160 kg. Raffigurano due uomini nudi, con barba e capelli ricci, il braccio sinistro piegato ed il destro disteso lungo il fianco. Indossano un elmo, impugnano una lancia nella mano destra ed uno scudo con il braccio sinistro, sono degli opliti, con armi tipiche della metà del V secolo a.C.
È negli anni 1975/80 che avviene un primo restauro a Firenze, dove, oltre alla pulizia ed alla conservazione delle superfici esterne, si svuota l’interno dalla terra di fusione originaria
Una sorta di testimonial d’ eccezione della Calabria che fino al 2023 prevede una serie di eventi tra mostre, street art, cinema, convegni e tanto altro, per raccontare la ricchezza storico- culturale di questa Terra meravigliosa. Una festa attraverso la storia di guerrieri, arte nata dal mare questa di Bronzi50 1972-2022, con una serie di celebrazioni per il Cinquantenario del ritrovamento dei Bronzi di Riace.
Tra l’altro, le due statue sono state recentemente candidate come bene Unesco, con la loro perfezione scultorea e con i misteri che ancora non sono stati chiariti, ma che comunque sono considerati due eroi. Il loro status di guerrieri è infatti indicato proprio dalla presenza di elmi, scudi e lance.