Beato Nicola da Gesturi, ricordi sul frate mendicante

Fra Nicola meditava molto. Alla meditazione si preparava non solo intervenendo puntualmente al coro, ma, al mattino, alzandosi molto presto, per prepararsi alla preghiera comunitaria. Prima che la sveglia suonasse per la Comunità, lo si poteva vedere già in chiesa assorto in preghiera dinanzi al SS. Sacramento, oppure devotamente intento al pio esercizio della «Via Crucis». Si lamentava talvolta che il sonno venisse a tormentarlo, proprio durante la meditazione; ma è certo che egli usava tutti gli accorgimenti, per essere vigilante nell’ora della preghiera. Perciò le sue risposte erano sempre scintille di verità a lungo meditate. Se qualche confratello, imbattendosi in lui, lo invitava a parlare, quasi sempre egli andava a finire sull’argomento meditato o sulla liturgia del giorno, onde frequentemente sospirava quasi compassionando: «Oggi è il Santo tale… Che sofferenze!… Che martirio!… Oh come avrà sofferto!… Ma che fede e che pazienza!…». E di questi esempi nutriva la mente e il cuore di sé e degli altri. Sì, Fra Nicola meditava molto, ma parlava poco, un po’ per temperamento, un po’ per educazione.

Non parlava che per necessità, quando ne era richiesto e sempre brevemente, con parole più che con frasi. E le parole che più frequentemente ripeteva potrebbero costituire i titoli di un compendio essenziale di ascetica: Dio – Cielo – Paradiso – Gesù – la Madonna – Croce – Pazienza – Volontà di Dio – Preghiera – Carità.

(Filippo Pili, II Beato fra Nicola da Gesturi cappuccino, memorie e ricordi personali)

Foto tratte dal web

Beato Nicola da Gesturi Il beato Nicola da Gesturi, al secolo Giovanni Angelo Salvatore Medda, nacque a Gesturi, provincia di Oristano, il 5 agosto 1882, quarto dei cinque figli di Giovanni Medda Serra e Priama Cogoni Zedda, umili contadini di spiccata onestà. All’età di quattro anni, secondo l’uso dell’epoca, ricevette il Sacramento della Cresima. L’anno dopo, il 10 giugno 1887, morì suo padre e il 6 giugno 1895 perse anche la madre. Venne pertanto assunto come servo, senza stipendio ma solo in cambio del vitto e alloggio, da Peppino Pisano, suocero della sorella Rita, possidente benestante di Gesturi. Continuò tale attività anche dopo la morte del Pisano, proseguendo con il lavoro nei suoi campi.

Dopo le prime classi elementari, non frequentò più la scuola ma si dedicò totalmente alla vita contadina. Nel 1896, all’età di quattordici anni, ricevette la Prima comunione e da allora il suo stile di vita fu sempre più improntato all’umiltà e alla preghiera, fino alla decisione di intraprendere la vita religiosa che avvenne in età adulta, precisamente dopo essere guarito da una grave forma di reumatismo articolare che l’aveva costretto a letto per quasi due mesi. Infatti, aveva già compiuto i ventotto anni, quando nel marzo del 1911, si presentò al Convento di Sant’Antonio dei Cappuccini di Cagliari nel Colle di Buoncammino, chiedendo di essere ricevuto come fratello laico. Il Padre Martino da Sampierdarena, commissario provinciale dell’epoca, dopo aver letto le ottime referenze dell’allora parroco di Gesturi, Don Vincenzo Albana, che pur dispiaciuto per la partenza di Giovanni, ne decantava le sue qualità umane e spirituali, lo accettò come terziario. Venne affidato alla guida di Padre Fedele da Sassari, noto per la sua pignoleria e severità, che mise a dura prova la sua vocazione, convincendosi poco dopo della sua serietà. Pertanto, il 30 ottobre 1913, Giovanni, vestì l’abito cappuccino e assunse il nome di Fra Nicola da Gesturi. Dopo alcuni mesi, venne trasferito al Convento di Sanluri per finire l’anno di noviziato e qui il 1 novembre 1914, festa di Tutti i Santi, emise la sua professione semplice, seguita dalla professione solenne il 16 febbraio 1919, che lo consacrò definitivamente a Dio.

Venne quindi affidato al Convento di Sassari con il compito di cuoco, attività che però non gli era consona, pertanto venne trasferito ad Oristano e poi nuovamente a Sanluri. La sua umiltà e obbedienza, indussero i superiori a cercare un ambiente più adatto che gli permettesse di esprimere al meglio le sue doti straordinarie; perciò, il 25 gennaio 1924, venne inviato in via definitiva al Convento Maggiore di Buoncammino a Cagliari dove gli venne affidato l’incarico di questuante che svolse per ben trentaquattro anni, sino alla morte.

Fra Nicola, con la bisaccia in spalla, il rosario intrecciato fra le dita, lo sguardo sempre basso, percorreva a piedi, chilometri e chilometri di strade in città e nel vicino campidano, chiedendo l’elemosina “in nome di San Francesco”, come soleva dire lui in sardo “A Santu Franciscu”.

Ben presto, grazie al suo modo di approcciarsi, umile e servizievole, quasi non dovette mendicare più nulla, perché la gente, avendo ormai percepito la sua “santità” spontaneamente gli offriva quel che poteva. Di certo il suo arrivo non passava inosservato: al suo passaggio la gente gli veniva incontro, per chiedergli una benedizione ma anche solo per incrociare un suo sguardo, talmente prezioso da non poter più essere dimenticato. Il suo incedere era lento e silenzioso, sempre assorto nelle “cose celesti”; uomo di poche parole, sia in convento che fuori, si esprimeva solo per lodare il Signore e portare il suo messaggio e ciò gli valse il soprannome di “Frate Silenzio”.

Era un silenzio che parlava di Dio. Fra Nicola taceva per meglio entrare in contatto con il Creatore e riversare poi sulla gente che incontrava i sentimenti di amore e di pace che Dio stesso gli trasmetteva. Un silenzio che era accompagnato dalla perfetta obbedienza a Dio, la grande umiltà e povertà: basti pensare al suo giaciglio che era costituito da un tavolaccio con la spalliera di una sedia come cuscino, per non parlare dei suoi abiti consunti.

Non si può dimenticare poi quanto Fra Nicola si sia prodigato per portare conforto alla gente disperata durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che vide Cagliari particolarmente colpita. Chi poteva, per scampare al pericolo, si trasferiva altrove e in città rimasero solo i più poveri che ormai avevano perso tutto e che oltre a rifugiarsi nella grotte sparse in vari punti della città, trovarono accoglienza presso il Convento dei Cappuccini dove erano rimasti solo quattro frati, compreso Fra Nicola.

Il 1 giugno 1958, “Frate Silenzio”, gravemente provato nel fisico, si presentò al Padre Guardiano e gli disse:«Padre, non ne posso più», chiedendo di essere esonerato dalla questua. Gli venne diagnosticata un’ernia crurale strozzata; venne ricoverato e operato d’urgenza ma la situazione si presentò gravissima. Gli vennero somministrati l’Unzione degli Infermi ed il Viatico e il 7 giugno venne trasferito al Convento dei Cappuccini dove, confortato dalla preghiera dei confratelli morì alle ore 0,15 dell’8 giugno 1958.

Alla diffusione immediata della notizia, affluì al Convento una tale quantità di persone che fu necessario far intervenire la forza pubblica per evitare incidenti.

I funerali che si tennero il 10 giugno, videro la partecipazione di una folla di almeno 60.000 persone; una fiumana di gente che bloccò per ore il traffico cittadino, fino ad arrivare al Cimitero monumentale di Bonaria, dove Fra Nicola trovò sepoltura.

Il 2 giugno 1980 le sue spoglie mortali vennero trasferite alla Chiesa dei Cappuccini, precisamente nella Cappella dell’Immacolata, a lui tanto cara, che l’aveva visto tante volte ritirarsi in preghiera silenziosa per lunghe ore.

Nell’ottobre 1966, ad opera di Mons. Botto, Arcivescovo di Cagliari, si aprì il Processo diocesano di Canonizzazione che venne chiuso dal Card. Baggio nel 1971. Il Processo Cognizionale iniziò poi il 22 febbraio 1978 presso la Congregazione per le cause dei Santi e si chiuse l’8 giugno 1982. Il 25 giugno 1996 Papa Giovanni Paolo II dichiarò Fra Nicola “Venerabile” e dopo aver riconosciuto il miracolo attribuito alla sua intercessione, lo proclamò “Beato” il 3 ottobre 1999 in Piazza San Pietro.

 

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