Emanuela Orlandi, una nuova pista. La famiglia interpella con una istanza la Santa Sede che risponde

Un altro colpo di scena nella triste vicenda di Emanuela Orlandi. Secondo quanto riportato da Repubblica, la famiglia Orlandi, da anni messa a dura prova, ha fatto pervenire al Vaticano un’istanza, con la quale chiede informazioni riguardanti una tomba che si trova nel cimitero teutonico Vaticano.

Un  camposanto in un’area adiacente al confine con la Città del Vaticano, ma soggetta  ad extraterritorialità a favore della Santa Sede, in via della Sagrestia 17.

Tutttavia è considerato come l’unico cimitero all’interno del Vaticano,  dove sono sepolte persone di origine austriaca svizzero tedesca sudtirolese, belga.

Sembra che da qualche anno le persone si rechino, oltre ad andare a visitare i propri parenti,  a pregare davanti a una tomba, dove si dice che possano essere conservati i resti di Emanuela Orlandi.
Tutto è scaturito da una lettera ricevuta da Laura Sgrò, avvocato della famiglia Orlandi, con la foto di una tomba con un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace” e domina questo monumento. La Santa Sede, notizia de Il Corriere della Sera, ha confermato che Pietro Parolin ha ricevuto la lettera con la quale la famiglia Orlandi chiede la documentazione relativa alla tomba ed anche la stessa apertura.

Si tratta di una tomba dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe. La famiglia Orlandi ha chiesto al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, l’apertura di questo sepolcro, che risulta sia stato già aperto almeno una volta.

Una “leggenda metropolitana”, come si suol dire?
L’unica certezza è che da ben 36 anni è sparita una ragazza, una cittadina del Vaticano, e la sua famiglia ancora non ha avuto risposte.

E comunque strano che, come hanno verificato, fiori e lumini vengono dei posti ai piedi di quella tomba, ma soprattutto che dal 1857 sia oggetto di così tanta devozione.

In una nota l’avvocato Laura Sgrò afferma: Visto che il Papa ha deciso l’apertura degli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII nel 2020, facciamo un appello al pontefice affinché ci dia accesso al fascicolo che riguarda le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi”.

Sicuramente un calvario per questa famiglia così provata. È importante fugare ogni dubbio con l’apertura della tomba alla presenza di un rappresentante della famiglia e delle persone adeguate. 

Purtroppo sono state numerose le piste nel corso degli anni, tra silenzi e depistaggi.  L’ultima risale proprio a qualche mese fa quando nella sede della nunziatura apostolica a Roma erano state rinvenute delle ossa.
quel che è certo è che quella maledetta sera del 22 giugno del 1983 Emanuela Orlandi dopo la sua lezione di flauto presso la scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria in piazza Sant’Apollinare, nel centro di Roma, chiama la  sorella,   per dirle che le hanno  proposto un lavoro come rappresentante di prodotti cosmetici.
Da quella telefonata la sua famiglia non ha più contatti con Emanuela.

Numerose le piste seguite. Piste che hanno portato dd indagare sul Vaticano,  sullo IOR Istituto per le opere di religione,  sulla banda della Magliana,  sul banco Ambrosiano,  su
 Ali Ağca, il lupo grigio, il terrorista
 responsabile dell’attentato del 1980 a Giovanni Paolo II.

Un mistero sempre più fitto, una vicenda che lascia sicuramente l’amaro in bocca, ma soprattutto una famiglia che ha diritto di sapere la verità.

Foto tratte dal web

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