Codice di Camaldoli, Card. Zuppi: “Vivere quell’amore politico senza il quale la politica si trasforma o si degenera”
Era il luglio del 1943 e venne scritto un testo nel quale gran parte della nostra Costituzione trova le sue radici: il Codice di Camaldoli, dal nome del monastero toscano, in provincia di Arezzo.
Dal 18 al 23 luglio 1943 una cinquantina di giovani dell’Azione Cattolica Italiana e della Federazione Universitaria Cattolica Italiana vi parteciparono per stabilire le linee dello sviluppo italiano, all’indomani della caduta del fascismo e della fine della guerra. Vennero, così, stabiliti quei principi in 99 punti, che chiamarono appunto Codice di Camaldoli.

“Dobbiamo constatare che la pace non è mai un bene perpetuo neanche in Europa. Questa consapevolezza dovrebbe muoverci a responsabilità e decisioni!”.
Si è espresso così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, nel suo intervento introduttivo al convegno “Il Codice di Camaldoli“, toccando vari temi, dalla politica al ruolo dei cristiani, fino alla guerra in Ucraina ed al grande impegno per la pace.
Il presidente della Cei, appena rientrato dagli Stati Uniti per la missione di pace voluta da papa Francesco, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, ha analizzato l’attuale situazione, proprio in questo eremo benedettino nel quale intellettuali, politici, cattolici avevano firmato un importante trattato internazionale sotto diversi punti, universale.
“Oggi la democrazia appare infragilita e in ritirata nel mondo. Ecco un campo cui i cristiani devono applicarsi, interrogandosi su come deve essere la democrazia nel XXI secolo, vivere quell’amore politico senza il quale la politica si trasforma o si degenera. Bisogna mettere a fuoco attorno a questa emergenza così decisiva, esperienze, tradizioni, visioni, idee, risorse reali, anche se disperse“, ha aggiunto Zuppi. Il cardinale invita i cristiani ad una maggiore partecipazione nella ‘cosa pubblica’, considerandola come ‘un antidoto alle tossine che inquinano la democrazia‘.
Un passaggio anche sulla situazione dei migranti, grande preoccupazione di Papa Francesco. Il cardinale Zuppi la collega al calo demografico, dando risalto a come l’accoglienza rappresenti un presupposto della natalità in Italia, affermando:
“Da anni chiediamo una politica di sostegno della natalità e di difesa della vita, tutta, dal suo inizio alla sua fine, nelle sue fragilità e debolezze. Siamo consapevoli, come ha detto Francesco, che il futuro demografico dell’Italia ha bisogno dell’apporto degli emigrati. Questo deve avvenire in modo costruttivo e positivo, che diano dignità alle persone e chiarezza di diritti e di doveri“.

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